Ma il cuore di Avatar è sempre stato il mondo in cui si svolgono le storie più che il racconto in sé. E quando sei tu a vivere quell’esperienza, prendendoti tutto il tempo che vuoi per esplorare, cacciare o semplicemente restare a guardare le piante luminose, è chiaro che Frontiers è il modo migliore per godersi Avatar.

Cerchiamo di fare in modo che ognuno possa raccontare la propria storia“, spiega Amandine Lauer, lead game designer di Frontiers of Pandora. “Lightstorm ha la sua storia e noi abbiamo la nostra. Vogliamo fare in modo che tutti abbiano lo spazio per condividere lo stesso dna nello stesso mondo“.

Seth Wright, noto come Mako, è il direttore operativo di Kelutral, un fan club di Avatar che ha circa 12.300 membri. Ha visto il primo film al cinema otto volte e ha imparato la lingua fittizia parlata dai Na’vi abbastanza bene da parlarla fluentemente (per noialtri, online esiste un dizionario Na’vi). All’inizio, Mako e la community erano scettici all’idea di un videogioco di Avatar. Ma dopo aver completato la storia principale e i Dlc, dice che Frontiers of Pandora è diventato un punto di riferimento per il fandom.

“Avatar, come franchise, è particolarmente adatto alle esperienze interattive,” dice Mako. “Quando prendi il mondo di Pandora, con il suo livello di dettagli tecnici e di immersività, e lo porti in un videogioco, stai valorizzando uno dei punti di forza più grandi che la serie ha da offrire”.

Per Mako, Avatar è la fantasia escapista per eccellenza: un mondo alieno splendido, basato su una cultura pacifica che resta fantastica ma abbastanza credibile da reggere. Tra le cose che apprezza, c’è anche il rifiuto di James Cameron di rivolgersi all’intelligenza artificiale, puntando invece su un’artigianalità interamente umana.

Senza voler fare il kalweyaveng della situazione, Frontiers of Pandora sembra offrire la giusta quantità di Avatar. Come l’unobtanium, la risorsa ambitissima su cui vogliono mettere le mani gli avidi umani nel primo film, anche il carburante narrativo di Avatar sembra essere limitato. Cameron ha già in programma altri due film, ma aspetta di capire che accoglienza sarà riservata ad Avatar: Fuoco e Cenere per decidere se proseguire oltre.

Non ho ancora visto il terzo film. Potrebbe essere eccellente oppure sngel (la parola Na’vi per “spazzatura”). Lo scoprirò quando lo vedrò e forse tre ore e mezza di immersione forzata nel mondo di Pandora basteranno a placare la mia voglia di Avatar. Ma in caso contrario, Frontiers of Pandora sarà lì, pronto a essere esplorato ancora a lungo.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.

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