Azimut raccoglie 110 milioni di euro da 1.500 investitori e scala D-Orbit. L’asset management fondato da Pietro Giuliani diventa il primo azionista della società italiana di logistica spaziale: controlla il 20-21% delle azioni, come riferiscono a Wired più fonti finanziarie.
L’operazione corre su due binari: Azimut partecipa da lead investor all’aumento di capitale in corso, immettendo direttamente nella società circa 45 milioni di euro. Gli altri 65 milioni sono serviti per l’acquisto di azioni sul mercato secondario da diversi investitori che hanno monetizzato. Tra chi esce dal capitale c’è il fondo di venture capital Indaco, storico azionista di D-Orbit. Mentre resta a bordo Neva, la società di Intesa Sanpaolo focalizzata sull’innovazione.
Per la valutazione complessiva della scaleup guidata dal ceo e co-founder, Luca Rossettini, bisognerà attendere la chiusura del round, per il quale non si conoscono i target minimi di raccolta. Al momento, facendo le dovute proporzioni, l’investimento di Azimut implicherebbe una capitalizzazione di 536 milioni di euro che, tuttavia, non viene confermata.
Azimut ha messo insieme il club deal in meno di due settimane, centrando gli obiettivi di raccolta per scalare la società. “Il successo di questo nuovo club deal conferma la capacità di Azimut di avvicinare i clienti privati alle più grandi opportunità dell’economia reale, posizionandoci come abilitatore e acceleratore dell’innovazione tecnologica strategica”, ha detto Giorgio Medda, amministratore delegato di Azimut. “D-Orbit – ha aggiunto – rappresenta un esempio di eccellenza industriale italiana capace di affermarsi come riferimento internazionale nella costruzione della nuova infrastruttura spaziale globale, supportarne la crescita significa investire nel futuro dell’Europa e della competitività tecnologica dell’Italia”.
Da Fino Mornasco ai mercati globali
Fondata nel 2011 a Fino Mornasco (in provincia di Como), D-Orbit è diventata una delle aziende pioniere a livello globale nella logistica spaziale. La società si è affermata nel tempo come riferimento internazionale nei servizi di trasporto e rilascio di satelliti in orbita, consolidando una presenza internazionale con attività in Europa, Stati Uniti e Regno Unito e avviando collaborazioni con le principali agenzie spaziali e operatori privati di rilievo globale.
Anche dal punto di vista finanziario, la storia di D-Orbit è tra più celebri del panorama dell’innovazione italiana. Nel 2022 la società è stata molto, molto vicina alla quotazione al Nasdaq con una capitalizzazione valutata in 1,28 miliardi di dollari. L’Ipo saltò a poche ore dal suono della campanella, per le turbolenze del mercato scosso dallo scoppio della guerra in Ucraina. Sono 15 i round chiusi, l’ultimo nel 2024, per una raccolta complessiva di 201 milioni secondo il censimento di Crunchbase.
Il prodotto di punta di D-Orbit è ION Satellite Carrier, una piattaforma che consente il rilascio e il posizionamento preciso dei satelliti in orbita, riducendo in modo significativo tempi, costi e complessità delle missioni. ION fa parte della famiglia di piattaforme satellitari sviluppate dall’azienda per rispondere alla crescente domanda di servizi legati alle costellazioni satellitari, oggi essenziali per applicazioni quali telecomunicazioni avanzate, osservazione della Terra, analisi climatica, difesa, mobilità autonoma e gestione delle infrastrutture critiche.


