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Il cinema “non è mai rimasto uguale
a se stesso e i festival devono cercare di seguire queste
trasformazioni per non rimanere indietro. In alcuni casi bisogna
cerca di anticipare”. Lo ha spiegato Alberto Barbera, direttore
artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di
Venezia, dialogando con gli studenti dell’Università Cattolica
di Milano, nell’ambito dell’iniziativa ‘ Incontri da Festival’.
“Lo scorso ottobre mi sono interrogato sull’intelligenza
artificiale e se poteva valere la pena di dedicare una sezione
nuova del festival a questo tema – ha aggiunto -. Ho iniziato a
fare ricerche, l’Ia anche se nessuno lo dice la stiamo usando
tutti, tutte le produzioni la usano per sostituire gli effetti
speciali. Non bisogna avere paura di questo strumento perché ci
sono anche vantaggi enormi”.
“Mi sono interrogato per capire se istituire questa sezione,
ma ho pensato che era troppo prematuro, perché i film d’autore
con Ia sono ancora pochi, magari lo farò in futuro – ha
precisato -, ma nel regolamento ho aggiunto che sono ammessi
anche film che fanno uso limitato dell’intelligenza artificiale
e non è un passo scontato, perché molti festival rifiutano
questo. Io credo che sia un errore clamoroso, come se vent’anni
fa avessimo detto che non accettiamo film fatti con effetti
speciali”.
“La Ia è uno strumento e dipende da come viene usato. Chiudere
la porta è un gesto sbagliato, ottuso – ha concluso -. Un
festival deve sempre rimodulare la sua capacità di intervenire a
livello di selezione e proposta, sulle novità con cui dobbiamo
fare i conti”.
FP


