Basf punta sull’auto elettrica: piano di investimenti nelle batterie



Da Wired.it :

Il colosso della chimica pianifica una crescita legata alle e-car e alla nuova mobilità. Investimenti in Cina e in Europa

Impianto chimico Basf di trattamento acque e carta a Nanjing, Cina (foto Basf)
Impianto chimico Basf di trattamento acque e carta a Nanjing, Cina (foto Basf)

Il conflitto commerciale fra Stati Uniti e Cina, le incertezze della Brexit e il calo della domanda nel settore automobilistico: diversi fattori hanno complicato il 2019 di Basf, chiuso con 59,3 miliardi di vendite e margine operativo di 8 miliardi, in leggero calo rispetto all’anno precedente. La strada per il futuro prevede un budget di investimenti da 23,6 miliardi nel periodo 2020-2024, di cui il 35% sull’area Asia-Pacifico (Cina in primis) e sulla produzione di materiali per le batterie delle auto elettriche, settore in cui il gruppo tedesco prepara per il 2022 una filiera tutta nuova in Europa, con una strategia per “raggiungere una crescita sopra la media del mercato”.

Il trend

“Nel 2019 abbiamo aumentato i margini in tutti i segmenti downstream, purtroppo questo non può compensare il calo nei segmenti dei prodotti chimici di base, ha dichiarato Martin Brudermüller, presidente del consiglio d’amministrazione che ha presentato i dati finanziari del 2019 insieme all’amministratore delegato, Hans-Ulrich Engel, durante la conferenza stampa annuale nel quartier generale di Ludwigshafen. A causa di volumi e prezzi inferiori, una ridotta domanda da alcuni settori chiave, il rallentamento di alcuni mercati e un apporto diminuito dai segmenti chemicals e materials “a luglio abbiamo dovuto abbassare le indicazioni sulle entrate. È stato amaro”, spiega il presidente.

Un anno fa le vendite si attestavano a 60,2 miliardi e l’ebitda era di 8,9 miliardi di euro e la previsione per entrambi i parametri era di un leggero aumento. “Non siamo stati in grado di raggiungere gli obiettivi finanziari che avevamo comunicato a inizio anno. Di conseguenza non siamo soddisfatti dei nostri risultati”, spiega Brudermüller in una nota agli azionisti, che però aggiunge: “Stiamo fissando un percorso per una crescita di lungo periodo. Il nostro focus sarà sugli investimenti in Cina e sui materiali per le batterie auto”.

Un laboratorio Basf per realizzare nuovi catalizzatori (foto Basf)
Un laboratorio Basf per realizzare nuovi catalizzatori (foto Basf)

Il business delle batterie per auto elettriche

Un mercato, quest’ultimo, in cui Basf vuole diventare presto “il primo fornitore di materiali catodici attivi in grado di produrre negli tre mercati principali: Asia, Stati Uniti ed Europa, spiega Peter Schuhmacher, presidente della divisione catalizzatori. Lo stabilimento di Schwarzheide (Germania) sarà l’ultimo tassello della nuova filiera dell’automotive elettrico in Europa. L’impianto fornirà metalli base come nichel e cobalto e soprattutto produrrà materiali catodici per, inizialmente, 400mila e-car. Il tutto, a partire dai precursori provenienti dallo stabilimento a basso impatto ambientale di Harjavalta (Finlandia), annunciato a sua volta recentemente.

L’idea è di agganciarsi al previsto aumento della domanda correlato alla mobilità elettrica. “I materiali catodici attivi rappresentano il 70% dei costi di una batteria e il mercato ha un tasso di crescita a doppia cifra”, osserva Brudermüller. Per questi progetti Basf riceve inoltre finanziamenti governativi nell’ambito dell’Important Project of Common European Interest (Ipcei) per la mobilità elettrica, che prevede aiuti di Stato da parte di sette Paesi dell’Unione (l’Italia è ricompresa al pari di Germania e Finlandia) per 3,2 miliardi di euro, in grado di sbloccarne altri 5 dai privati, secondo la Commissione.

Il taglio del nastro degli impianti avverrà dunque fra due anni “e ai nostri clienti offriranno accesso ai materiali attivi catodici ad alto tenore di nichel fatti su misura, vicino ai loro impianti di produzione in Europa”, osserva Schuhmacher. La divisione aziendale che include catalizzatori per automobili, materiali per batterie e metalli preziosi ha già registrato nel 2019 un aumento vendite del 26%, per un totale di 9,3 miliardi di euro, divise per il 33% in Europa, il 34% in Nord America e il 27% in Asia-Pacifico. La Cina è il grande osservato in quest’area.

Stabilimento BASF-YPC a Nanjing, Cina (foto Basf)
Stabilimento BASF-YPC a Nanjing, Cina (foto Basf)

Basf in Cina

“Fra 2015 e 2019 la produzione chimica globale è cresciuta del 3% e in Cina del 5%, dove cresciamo più velocemente del mercato – spiega Brudermüller –, grazie a volumi di vendita +7% ed Ebitda +30%, annualmente, fino a oltre un miliardo di euro. Con l’investimento da 10 miliardi di dollari per il nuovo stabilimento che apriremo nel 2022 in Guangdong, rafforzeremo la nostra posizione in un mercato da dove entro il 2030 arriveranno i due terzi della produzione chimica globale”.

Risiko aziendale

Diverse le misure di portfolio avviate nel 2019, come l’acquisizione del ramo poliamidi da Solvay, conclusa nel gennaio 2020 per 1,3 miliardi di euro. Raggiunto poi un accordo con Lone Star per vendere la chimica edile, per 3,17 miliardi di euro con closing nel terzo trimestre 2020. L’area pigmenti diventerà parte della giapponese Dic, per 1,15 miliardi con transazione a fine anno.

In aggiunta, Basf avrà il 72,7% della società derivante dalla fusione Wintershall Dea, con il resto detenuto da LetterOne. Infine, l’acquisto del segmento agricoltura da Bayer è visto come una mossa di successo. “Ha generato vendite per 2,2 miliardi nel 2019”, spiega Engel.

Le previsioni

Brudermüller conferma l’intenzione di voler aumentare il dividendo per azione ogni anno e anticipa la proposta che verrà fatta alla riunione annuale degli azionisti di fissarlo a 3,30 euro ad azione (10 centesimi in più). “Vogliamo aumentare le vendite a 60-63 miliardi di euro e ci aspettiamo che l’Ebit ante special items sia fra i 4,2 e 4,8 miliardi di euro”,  la previsione per il 2020.

Dal punto di vista della sostenibilità, Basf ha già ridotto dell’8% le emissioni di gas serra rispetto al 2018 e punta a diventare a impatto carbonico neutro nel 2030. Per allora l’obiettivo sarà anche di avere il 30% di donne nei posti di guida, quota che era al 23% nel 2019.

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[Fonte Wired.it]