L’energia di cui gli uragani hanno bisogno per crescere e prosperare è fornita dall’acqua calda, una piccola parte della quale viene fatta evaporare sulla superficie del mare dai venti impetuosi. Questo vapore acqueo sale poi verso le nuvole dove rilascia il suo calore, che alimenta i temporali che determinano l’intensità di un uragano.
Nell’ultimo anno e mezzo le temperature superficiali dell’Atlantico sono state le più alte mai rilevate. Ma il problema non riguarda solo lo strato superiore dell’oceano: il calore si estende infatti anche a centinaia di metri di profondità.
Per misurare la profondità del calore nell’oceano gli scienziati utilizzano un indicatore noto come ocean heat content (Ohc). I forti venti di un uragano agitano l’oceano e spingono le acque più fredde sul fondo a risalire in superficie, lasciando allo stesso dietro di sé acque più fredde. Un Ohc più elevato tuttavia limita l’effetto di raffreddamento generato da una tempesta tropicale, e consentono all’oceano di alimentare con più facilità uragani più intensi in un secondo momento.
Attualmente l’Ohc nell’Atlantico tropicale e nei Caraibi supera di gran lunga i valori normali previsti in questa fase dell’estate, ed è improbabile che la situazione cambi sensibilmente man mano che ci avviciniamo al picco della stagione degli uragani.
Le ansie dei meteorologi
È questa potenziale energia a preoccupare i meteorologi in vista del resto della stagione. Nelle loro previsioni stagionali sia la National Oceanic and Atmospheric Administration che la Colorado State University prevedono l’arrivo di una ventina di tempeste tropicali nel 2024.
Gli esperti sapevano già che l’Atlantico sarebbe stato in grado di alimentare tempeste particolarmente potenti quest’anno. L’unica sorpresa è rappresentata dal fatto che Beryl si sia formato così presto. E ora l’uragano rischia di diventare il fenomeno che anticipa le tempeste destinate a formarsi nel corso dell’anno.
Un’immagine satellitare dell’uragano BerylNOAA
Le temperature dell’acqua sono solo una parte del problema. Un ciclone tropicale è un fenomeno eccezionalmente fragile che necessita anche di temporali vigorosi, di un basso tasso di wind shear (variazioni improvvise nell’intensità e nella direzione del vento), di un’elevata umidità atmosferica e di pochi ostacoli per tramutarsi in un evento della portata di Beryl.
Le previsioni indicano che questi ingredienti saranno presenti per tutta la stagione degli uragani. Tutto questo mentre i meteorologi aspettano il potenziale arrivo di La Niña nel corso dell’estate, che può creare condizioni più favorevoli alle tempeste atlantiche diminuendo il wind shear sulla regione.
A tenere in ansia gli esperti non è solo il numero di tempeste che potrebbero formarsi quest’anno, ma anche la loro natura. Beryl ha appena dimostrato che qualsiasi tempesta che attecchisca in un ambiente favorevole potrebbe sfruttare le acque eccezionalmente calde dell’oceano e diventare un fenomeno da record. In sostanza, ognuna delle numerose tempeste attese per questa stagione rischia di trasformarsi in un uragano distruttivo che richiederà maggiore attenzione e preparazione da parte delle comunità coinvolte.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.



