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Biathlon, quando tecnologia e precisione si incontrano: carabine hi-tech, stampa 3D e soluzioni cloud per la produzione di contenuti

di webmaster | Gen 24, 2026 | Tecnologia


Proprio per andare oltre i consueti protagonisti, inoltre, l’IBU ha collaborato con la società di produzione svedese New Century Productions e con la European Broadcasting Union (EBU), il consorzio di emittenti pubbliche europee, per personalizzare i contenuti sugli atleti fuori dal gruppo dei migliori. Sfruttando un sistema di telecamere fissate su ogni postazione del poligono, quando un biatleta entra nell’area di tiro scatta un preavviso che consente a ogni rete televisiva di mostrare l’atleta di casa, invece del flusso principale che si focalizza sui primi della classe. Un accorgimento utile per ottimizzare le prestazioni di tutti i partecipanti e quindi ampliare il numero di spettatori e seguaci dello sport nei paesi emergenti.

Le scioline atossiche made in Italy

Al di là dei progressi in termini di popolarità, l’unione tra sci di fondo e tiro nei poligoni è il segno distintivo di una disciplina che richiede grande fatica e massima concentrazione per affrontare le due fasi. A parte gli sci da fondo tradizionali, dotati di accorgimenti per agevolare la tecnica di spinta e lo scivolamento, con una lunghezza che deve essere almeno pari all’altezza dell’atleta meno 4 centimetri, a caratterizzare il biathlon è la carabina calibro 22 che ogni atleta porta in spalla.

Prima di focalizzare l’attenzione sull’elemento più soggetto ai progressi tecnologici, va evidenziato il tentativo innovativo di Nanoprom Chemicals, che ha siglato un accordo esclusivo con la Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) per sperimentare scioline prive di fluorurati e a basso impatto ambientale, in grado di migliorare le prestazioni degli atleti. La sperimentazione nei test effettuati lo scorso novembre dagli atleti della Nazionale italiana di biathlon ha dimostrato la maggiore velocità degli sci trattati con Nanoprom in 28 prove su 30. A conferma della buona riuscita del progetto, inoltre, sono poi arrivate le vittorie di Tommaso Giacomel, punta azzurra alle imminenti Olimpiadi di Milano Cortina 2026.

La carabina da biathlon: come funziona

Dagli anni Settanta del secolo scorso, il calibro .22 Long Rifle è diventato il fucile standard nelle competizioni internazionali di biathlon. Il suo utilizzo è regolato da una serie di norme necessarie per la sicurezza di atleti, staff e tifosi, da rispettare in allenamento come in gara. Non tutti sanno che serve il porto d’armi per praticare biathlon, mentre gli amatori possono provare l’esperienza negli appositi centri noleggiando armi ad aria compressa (i più noti si trovano ad Anterselva, Livigno, Vermiglio e Val Martello).

Le scioline sviluppate da Nanoprom Chemicals testate dagli Azzurri. Credit Nanoprom

Le scioline sviluppate da Nanoprom Chemicals testate dagli Azzurri. Credit: Nanoprom

Quanto alle peculiarità della carabina, l’arma non può pesare meno di 3,5 kg e la resistenza del grilletto deve essere pari ad almeno 0,5 kg. Le soste al tiro durante le competizioni sono diverse in base al formato della gara, ma bersagli, posizioni e distanze sono sempre le stesse. Si spara per colpire cinque bersagli metallici, grandi 4,5 centimetri quando si tira distesi a terra e 11,5 centimetri quando si è in piedi. Nel primo caso le dimensioni sono minori perché c’è maggiore stabilità, mentre la seconda richiede equilibrio e controllo del corpo, oltre alla precisione del tiro. In entrambe le circostanze la distanza dal bersaglio è di 50 metri, con penalità che scattano (tra giri in più e minuti aggiuntivi al tempo totale) in caso di errori.

Una produzione di precisione

La divisione della carabina da biathlon in tre parti – calcio, meccanismo e canna – è determinante per comprenderne il funzionamento e come la tecnologia ha permesso di attuare migliorie nel corso del tempo. I limitati numeri del movimento hanno favorito la concentrazione della produzione nelle mani di poche compagnie, ognuna delle quali è specializzata in uno specifico ambito o ciclo produttivo. Leader assoluta è Anschütz, società tedesca fondata nel 1856 dedita alla produzione di armi da caccia e tiro sportivo (biathlon e tiro a segno). Ricostruita a Ulm nel post seconda guerra mondiale, i suoi fucili sono utilizzati dal 99% dei biatleti, soddisfatti del mix tra precisione e leggerezza che rendono questi strumenti i più affidabili sul mercato. A loro favore gioca la possibilità di personalizzare i calci, innovativi grazie ai polimeri e realizzati tramite la stampa tridimensionale.

Chi ha guadagnato spazio puntando sulla produzione additiva è Athletics 3D, azienda francese creata dall’ex biatleta Clément Jacquelin, cui si deve il primo calcio da carabina stampato in 3D in un pezzo unico, premiato dagli atleti (che hanno partecipato allo sviluppo) per aver combinato ergonomia e stabilità a un nuovo livello. Diversa è la storia di Bachmann Biathlonstock, nata per merito di un liutaio altoatesino amante delle invenzioni, che a metà anni Novanta si è trovato casualmente a levigare e rifinire diverse parti delle carabine, fino a ideare un nuovo calciolo in fibra di carbonio.

Il calciolo personalizzabile

“Stando ad Anterselva, uno dei tempi sacri del biathlon, tanti atleti venivano nella mia officina attirati dalla mia capacità di lavorare certi materiali. Così dopo anni di riparazioni e affinamento degli strumenti, ho sperimentato un calciolo in carbonio, personalizzabile  secondo le esigenze dei vari atleti”, racconta a Wired Rudolf Bachmann.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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