Il bob olimpico è velocità, potenza e precisione tecnica su piste di ghiaccio lunghe più di 1,5 km, che alternano curve sopraelevate a costanti cambi di pendenza e rettilinei in cui si toccano i 145 km/h. Sta in questa sintesi la spettacolarità di uno degli sport invernali più pericolosi del programma dei Giochi, ma anche per questo imprevedibile e ricco di adrenalina, sia per chi lo pratica, sia per chi lo guarda. Non a caso, che sia nella forma tradizionale con 4 membri, oppure in coppia o ancora in singolo, il bob è considerato la Formula 1 del ghiaccio. Del resto, gli atleti sono sottoposti a forze gravitazionali superiori ai 5G (simili a quanto sperimentano i piloti dei jet militari), inoltre c’è una costante ricerca di innovazione confinata al dettaglio della slitta e degli strumenti che utilizzano i bobbisti, senza tralasciare la necessaria precisione millimetrica richiesta durante le tre fasi che caratterizzano la gara: spinta iniziale, guida tecnica e frenata finale.
Presente nella versione a quattro maschile fin dalla prima edizione delle Olimpiadi Invernali, di scena a Chamonix nel 1924, il bob ha introdotto le competizioni femminili nel 2002 (con la gara in coppia), aggiungendo nel 2022 il monobob. Dai primi esemplari in legno, lo stesso materiale utilizzato dai turisti britannici durante le vacanze sulle montagne svizzere, quando nella seconda metà dell’Ottocento iniziarono a improvvisare discese in slitta per combinare divertimento e competizione, il bob è stato per anni sinonimo di acciaio. Che ancora oggi è parzialmente in uso, anche se negli ultimi decenni è stato rimpiazzato dalla fibra di carbonio, che garantisce maggiore leggerezza e resistenza.
Come disciplina che unisce lo sviluppo tecnico in una gara contro il tempo, il bob è sempre stato uno sport sensibile alle innovazioni tecnologiche, la cui evoluzione è stata contraddistinta da una serie di vincoli legati alla sicurezza degli atleti, come il peso e le misure delle slitte. Il bob a due può avere una lunghezza massima di 2,7 metri e un peso di 390 kg, equipaggio compreso, mentre il bob a quattro non può oltrepassare i 630 kg (bobbisti inclusi) e i 3,8 metri di lunghezza. Il limite del peso è stata una mossa necessaria per uniformare le condizioni di gara e frenare il ricorso a specialisti atletici che, pur non praticando il bob, in passato si sono rivelati decisivi per il successo finale delle loro squadre grazie alla fase di spinta. Un aspetto tutt’altro che casuale, perché è proprio questo uno degli ambiti in cui la tecnologia fa sentire il suo impatto maggiore nel bob.
Le scarpe chiodate personalizzate
Ai Giochi Olimpici di Pechino 2022 la Germania ha conquistato 27 medaglie, 16 delle quali sono arrivate da bob, slittino e skeleton. Si tratta di discipline in cui storicamente gli atleti tedeschi eccellono, per via di una grande tradizione ma anche per l’attenzione all’innovazione. Tra i partner strategici della Bob- und Schlittenverband für Deutschland e. V. (la Federazione tedesca che riunisce le tre discipline citate) c’è BMW, cui si deve l’introduzione delle scarpe chiodate personalizzate, uno strumento determinante per le prestazioni dei bobbisti.
I primi 30-50 metri si rivelano spesso decisivi nelle gare di bob olimpico, perché è l’unico momento in cui gli atleti possono spingere per far raggiungere alla slitta la massima accelerazione. Dopo quel frangente non c’è più modo di intervenire, perché bisogna solo indirizzare il bob e, una volta tagliato il traguardo, frenare per evitare bruschi impatti. Intuendo come la sincronia dei movimenti del team sia cruciale per sprigionare la potenza complessiva, BMW ha compreso che intervenire sulle calzature dei bobbisti avrebbe migliorato la loro performance, anche perché fino ad allora tutti gli atleti erano soliti usare modelli di scarpe standard, caratterizzati da 250 piccoli chiodi affilati che aderiscono al ghiaccio e convertono l’energia in movimento.


