[ad_1] Il dibattito sull'accesso dei minori ai social network: riflessioni dopo la decisione dell'Australia La recente decisione dell'Australia di vietare l'uso dei social network ai minori di 16 anni ha aperto un dibattito importante anche in Europa e negli Stati…
Il dibattito sull’accesso dei minori ai social network: riflessioni dopo la decisione dell’Australia
La recente decisione dell’Australia di vietare l’uso dei social network ai minori di 16 anni ha aperto un dibattito importante anche in Europa e negli Stati membri dell’Unione europea. L’esperienza australiana offre spunti di riflessione sulle soluzioni da adottare per l’accesso dei giovani ai social network: educare o normare?
Secondo il Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, “normare è un pochino più complicato rispetto a vietare qualcosa” e l’occasione australiana offre un’opportunità di ripensamento anche per gli Stati membri dell’Unione europea. Butti sottolinea l’importanza di considerare le competenze di chi si occupa degli sviluppi della mente umana e di affrontare il tema dell”age verification’ di chi accede ai social network e ad altri siti internet.
La soluzione australiana: un modello o un approccio proibizionistico?
La soluzione adottata dall’Australia è considerata “coraggiosa”, ma occorre capire se possa diventare un modello o se invece evidenzi i limiti di un approccio esclusivamente proibizionistico. Butti introduce nel dibattito la parola “fiducia”, fondamentale nel rapporto intergenerazionale, nella relazione tra cittadino e pubblica amministrazione digitalizzata e tra l’utente e le piattaforme tecnologiche.
“Se fossimo un po’ più solidi nelle relazioni intergenerazionali, potremmo affrontare anche l’evoluzione tecnologica in altro modo”, afferma Butti. “Dobbiamo affrontare questi temi che raccontano il nuovo modo di porsi rispetto alla tecnologia, alla digitalizzazione e ai servizi, ma anche ai cosiddetti passatempi relativi ai social, sempre con un patema d’animo perché ci rendiamo conto che alla fine quello che accade sui social purtroppo è uno spaccato di vita quotidiana”.
La necessità di normare o trasformare culturalmente l’esistente
Butti fa riferimento all”hate speech’ e ai commenti triviali e incredibili che si leggono sui social, sottolineando che non si tratta di libertà di esprimersi, ma di licenza sfrenata. “Bisogna porre delle domande e tornare al coraggio dell’Australia”, afferma. “O qualcuno comincia a convincersi che occorre trasformare culturalmente l’esistente anche per accedere meglio alla tecnologia, oppure bisogna normare: il primo è un percorso molto lungo che inizia da lontano, il secondo è più breve, ma ogni decisione sviluppa un dibattito etico serrato e conflittuale”.
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