Cambiamenti Climatici: non abbiamo più tempo per andare nel panico

da Hardware Upgrade :

Le novantanove pagine di trattato si aprono col titolo “The Closing Window: Climate crisis calls for rapid transformation of societies.” che lascia pochi dubbi riguardo lo stato d’animo con cui è stato redatto e la situazione in cui si ritrova la nostra specie.

L’UNEP (United Nations Environment Programme) non tentenna nel definire i dodici mesi successivi alla COP26, tenutasi nel 2021, “un anno sprecato” e sta chiaramente indicando ai leader mondiali che sederanno ai tavoli della COP27 (dal 6 al 18 novembre 2022 a Sharm El Sheikh, in Egitto) di prendere decisioni serie ed efficaci per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, entro il 2030.

In termini concreti questo significa tagliare le nostre emissioni di gas serra quasi della metà (45%) in otto anni; il limite massimo per la nostra sopravvivenza è stabilito a 2°C, e in quel caso il taglio si ferma a “solo” il 30%, ma il tempo a disposizione resta ugualmente poco.

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Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP, afferma nella prefazione del rapporto che le nazioni stanno procrastinando ininterrottamente l’azione per combattere il cambiamento climatico e questo ha reso non più attuabile la possibilità di un cambiamento graduale nelle nostre abitudini: “È un compito arduo trasformare i nostri sistemi in soli otto anni? Sì. Possiamo ridurre così tanto le emissioni di gas serra in quel lasso di tempo? Forse no. Ma dobbiamo provare.”

Siamo nella stessa, identica, situazione dello studente che studia la notte prima della maturità tutte le materie; saremo promossi, o verremo bocciati? Non lo sapremo che all’ultimo, ma dobbiamo fare il possibile e gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Questo rapporto ci dice come procedere per tale trasformazione. Analizza e studia in modo approfondito i cambiamenti necessari nella fornitura di elettricità, nell’industria, nei trasporti, negli edifici e nei sistemi alimentari. Esamina come riformare i sistemi finanziari in modo che queste trasformazioni urgenti possano essere adeguatamente sostenute. Ma non fa sconti a nessuno.

Senza troppi giri di parole il documento afferma che “La comunità internazionale è ancora molto al di sotto degli obiettivi di Parigi, senza un percorso credibile per raggiungere 1,5°C. Solo una trasformazione urgente a livello di sistema può evitare un disastro climatico in accelerazione… Le politiche attualmente in vigore, senza ulteriore rafforzamento, suggeriscono un aumento di 2,8°C…”

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Ma non è tutto nelle mani della classe politica; se è vero che dai Governi derivano le decisioni più importanti (incentivi, divieti, agevolazioni, obblighi e così via) è innegabile che l’umanità sia composta da una moltitudine (miliardi!) di persone che, nel loro piccolo, operano cambiamenti molto più epocali (e rapidi) di tutte le leggi emesse sommate assieme. Prediligere i mezzi pubblici, o un tratto a piedi, un’auto elettrica al posto di una termica, i pannelli solari al posto della corrente fornita dal gestore (a cui magari non si è chiesta la certificazione verde delle sue fonti di approvvigionamento), il riutilizzo al posto dell’usa e getta, fa la differenza.

Ricordandoci sempre che la percentuale piccola di un numero enorme, è a sua volta un numero enorme.

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