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Cammelli clonati, il laboratorio di Dubai al centro del ricchissimo business (tra concorsi di bellezza, corse e latte)

di webmaster | Feb 21, 2026 | Tecnologia


Senza un modello di riferimento, il team ha iniziato a costruirne uno suo passo dopo passo, dalla maturazione degli ovociti allo sviluppo embrionale. “Nel 2005 avevo chiari i fondamenti, per esempio quanto tempo impiegano gli ovociti che raccolgo dal macello a maturare in laboratorio, e quanto tempo serve perché si sviluppino in embrioni”.

I metodi mutuati dall’allevamento bovino però non si sono rivelati altrettanto efficaci sui cammelli. “Abbiamo dovuto sviluppare anche i nostri protocolli di coltura”, spiega Wani. Verso la fine degli anni Duemila, il laboratorio era pronto a tentare i trasferimenti embrionali. “È stato nel 2009 che abbiamo prodotto il primo piccolo, chiamato Injaz”, aggiunge.

Oggi la struttura clona decine di cammelli ogni anno.

Reset biologico

Il processo inizia con un ovocita e una sorta di azzeramento. “Rimuoviamo il dna dagli ovociti sotto un microscopio ad altissimo ingrandimento e poi li utilizziamo come guscio vuoto”, spiega Wani.

Il dna del donatore viene quindi prelevato da una cellula somatica, di solito della pelle, e iniettato nell’ovocita svuotato. Ma dal momento che proviene da una cellula specializzata, il materiale genetico deve essere stimolato chimicamente in modo che svolga una funzione diversa. “Questo dna è programmato per produrre pelle, quindi dobbiamo attivarlo perché inizi a comportarsi come una cellula embrionale”, spiega. “Lo facciamo con sostanze chimiche”.

Una volta attivato, l’embrione inizia a dividersi. A questo punto, viene collocato in un incubatore progettato per replicare le condizioni dell’utero. Dopo un periodo di sei-otto giorni, gli embrioni che maturano correttamente vengono trasferiti in cammelli surrogati, una volta sincronizzati i loro cicli riproduttivi.

“Poi dobbiamo aspettare”, spiega Wani, “perché i cammelli hanno una gestazione di 13 mesi. Ma se siamo fortunati, dopo 13 mesi avremo un cucciolo che è una copia genetica esatta della cellula donatrice”.

Oltre gli affari

Al di là dell’allevamento commerciale, Wani spiega che le stesse tecniche della clonazione possono essere utilizzate anche per la conservazione delle specie e per la ricerca biomedica.

Nel 2017 il suo team è riuscito a clonare con successo il cammello battriano, una specie a due gobbe a rischio di estinzione originaria della Mongolia e di alcune aree della Cina. “Ci dissero che in natura ne restavano solo circa 200”, racconta. “Volevo capire se questa tecnologia potesse essere usata per conservare la specie. Ho prelevato alcune cellule da cammelli battriani e ho utilizzato il dna insieme agli ovociti dei nostri cammelli arabi, che hanno una sola gobba, in modo da produrre embrioni. E abbiamo fatto nascere dei piccoli”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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