Cardiorobotica, la tecnologia che salva il cuore


Una mano robotica estremamente accurata e insieme un paio di occhiali smartglasses che sfruttano la realtà aumentata. È la nuova frontiera della cardiochirurgia robotica in telementoring  sperimentata per la prima volta in Europa dall’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo per impiantare un bypass coronarico a cuore battente tramite il robot. Ma non solo. Con l’utilizzo – in contemporanea – di un sistema di telecamere collegate alla consolle del robot tramite la tecnologia degli occhiali è stata possibile anche la partecipazione in diretta di altri specialisti collegati a distanza di km.  Un intervento rivoluzionario che  grazie all’utilizzo di tecnologie d’avanguardia – a cominciare proprio dal Robot – consente oggi maggiore precisione del gesto chirurgico, un minore trauma per i tessuti – solo 4 mini incisioni di 8 millimetri – una diminuzione del dolore, un vantaggio estetico e anche la possibilità di condividere in diretta esperienze e competenze anche se non si è tutti nella stessa sala operatoria. La tecnologia insomma che oltre a semplificare la vita la salva pure.

Il Robot “Da Vinci X”

“Il robot è un alleato cibernetico che potenzia le capacità del chirurgo attraverso una maggiore sicurezza e accuratezza del gesto” sottolinea il dottor Alfonso Agnino, responsabile Cardiochirurgia robotica e mininvasiva di Humanitas Gavazzeni. Nell’ospedale bergamasco – primo tra i 26 centri europei con un programma di cardiochirurgia robotica dedicato  –  “Da Vinci X”, questo il nome del robot introdotto in Italia da AB medica ancora oggi distributore ufficiale, viene utilizzato dal  2019. Da allora e nonostante la pandemia sono stati oltre 150  gli interventi di cardiochirurgia robotica alla valvola mitrale, effettuati anche con il servizio sanitario nazionale.

La squadra in sala operatoria

Fondamentale per l’utilizzo del robot in cardiochirurgia è la preparazione dell’intera squadra di professionisti della sala operatoria, dagli anestesisti agli operatori socio sanitari. Per questo serve un’adeguata formazione, un po’ come se fosse un equipaggio in addestramento per una missione nello spazio. Il team prima dell’utilizzo del robot in cardio chirurgia necessita dunque di un training specifico a livello europeo per il trattamento della valvola mitrale e anche di un training di imulazione robotica con gli ex piloti dell’aviazione militare francese allo Stan Institute di Nancy.



fonte : skytg24