[ad_1] Negli ultimi giorni sono stati segnalati diversi casi lebbra, una malattia infettiva cronica, in due Paesi dell'Europa dell'est, Romania e Croazia. Anche se, come riferiscono i ministeri della sanità di entrambi i Paesi, la situazione è sotto controllo, secondo…
Negli ultimi giorni sono stati segnalati diversi casi lebbra, una malattia infettiva cronica, in due Paesi dell’Europa dell’est, Romania e Croazia. Anche se, come riferiscono i ministeri della sanità di entrambi i Paesi, la situazione è sotto controllo, secondo gli esperti bisogna comunque tenere alta l’attenzione. Nel nostro Paese, infatti, oggi la lebbra esiste ancora, non più come autoctona ma come malattia d’importazione. “Questa scarsa diffusione, però, non deve far abbassare la guardia: parlarne è importante, per continuare a tenerla sotto controllo e garantire a chi ne viene colpito le cure adeguate”, si legge sul sito di Aifo, organizzazione non governativa per la lotta alla lebbra. “Ancora oggi, infatti, vengono registrati dei nuovi casi, anche se 5-7 ogni anno. Si tratta quasi sempre di persone provenienti dai paesi del mondo in cui la lebbra è presente o di cittadini italiani che hanno soggiornato in quegli stessi luoghi”. Ma di che malattia si tratta esattamente, come si trasmette e come riconoscerla?
La lebbra: una malattia infettiva
Nota anche come morbo di Hansen, la lebbra è una malattia infettiva cronica causata dal batterio Mycobacterium leprae e colpisce pelle, occhi, nervi periferici e la mucosa delle vie respiratorie superiori. Si manifesta, infatti, con lesioni cutanee e coinvolgimento dei nervi periferici e viene diagnosticata, come spiegano dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rilevando alcuni specifici sintomi, per esempio la perdita di sensibilità in una chiazza cutanea, o l’ispessimento di un nervo periferico con conseguente debolezza dei muscoli innervati da quel nervo. La lebbra, inoltre, è una malattia che si trasmette tramite un contatto stretto e prolungato con una persona infetta, ed è quindi meno contagiosa rispetto ad altre patologie infettive. Non si diffonde, infatti, attraverso contatti casuali, come ad esempio con una stretta di mano o sedendosi uno accanto all’altro. In particolare, la trasmissione avviene con “le goccioline di saliva emesse dal naso e dalla bocca di un caso di lebbra non trattato, contenenti l’agente eziologico, in seguito a un contatto ravvicinato e prolungato”, precisano dall’Oms.
La cura
Oggi esiste una cura per la lebbra che porta a una guarigione completa e più precocemente si inizia il trattamento nelle fasi iniziali minore è il rischio di complicanze gravi e disabilità. Il paziente, inoltre, smette di trasmettere la malattia all’inizio del trattamento che consiste in tre farmaci antibiotici(dapsone, rifampicina e clofazimina) ed è denominato terapia multifarmaco (Mdt), con una durata variabile da 6 a 12 mesi. La “Mdt uccide il patogeno e cura il paziente”, spiegano gli esperti. “Una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo possono contribuire a prevenire le disabilità”. L’Oms, inoltre, raccomanda il tracciamento dei contatti, accompagnato dalla somministrazione di una singola dose di rifampicina come profilassi post-esposizione.
La lebbra nel mondo
La lebbra è una malattia tropicale negletta (Dtn), gruppo di malattie tra cui per esempio la rabbia, la scabbia, la dengue, l’oncocercosi e la leishmaniosi che si verificano maggiormente in paesi con scarse condizioni igienico sanitarie e, non di rado, coinvolti in conflitti. La lebbra, in particolare, risulta essere ancora presente in oltre 120 Paesi, con circa 200mila nuovi casi segnalati ogni anno, con la maggior parte in Brasile, India e Indonesia. “Cinquantasei Paesi – aggiungono dall’Oms – hanno segnalato 0 casi e 112 hanno segnalato meno di mille nuovi casi”. Oggi in Italia la lebbra è una malattia inserita tra le patologie rare, ed è di importazione in italiani che hanno soggiornato in paesi con lebbra endemica. “L’ultimo caso autoctono risale al 2002 e non c’è evidenzia di casi secondari in Italia, grazie al fatto che non vi sono le condizioni favorenti la trasmissione”, si legge in un documento a cura dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.
