Per studiare i quattro ammassi, i ricercatori hanno combinato osservazioni provenienti dai telescopi Hubble, Euclid e Subaru, tre degli strumenti più potenti di cui oggi dispone l’umanità. L’analisi congiunta di questi dati ha permesso di individuare una debole emissione luminosa. Questa luce residua indica con chiarezza la presenza di una galassia sottostante, così tenue da essere sfuggita finora ai sensori.
L’analisi preliminare indica che Cdg-2 ha una luminosità totale equivalente a quella di circa sei milioni di soli. I quattro ammassi globulari contribuiscono a circa il 16% di questo valore, una proporzione insolitamente elevata. Questa distribuzione suggerisce che, pur a fronte di una luminosità molto ridotta, la galassia sia gravitazionalmente ben legata, il che a sua volta implica la presenza di un denso alone di materia oscura. Secondo le stime degli astronomi, questa struttura invisibile rappresenterebbe tra il 99,94% e il 99,98% della massa totale.
Il fascino e il mistero delle galassie oscure
In base ai modelli attuali, la materia oscura costituisce tra il 70% e l’80% della massa dell’universo. Sebbene la natura esatta delle sue particelle sia ancora sconosciuta (dal momento che non emettono luce né interagiscono con essa), la sua influenza gravitazionale è evidente su scala cosmica.
Non deve sorprendere che esistano galassie dominate dalla materia oscura, la cui presenza spiega la stabilità e il moto delle stelle anche in sistemi come la Via Lattea. I modelli più recenti sul comportamento stellare indicano per esempio che la nostra galassia è circondata da un alone costituito da materia oscura per circa il 90% della sua massa totale.
Quello di Cdg-2 è però un caso estremo. Se confermata, parliamo di una galassia quasi priva di stelle sostenuta quasi interamente da un alone invisibile. Al di là della loro rarità, le galassie oscure attirano l’interesse dei ricercatori perché rappresenterebbero laboratori naturali, in cui esplorare i limiti della materia oscura e mettere alla prova i modelli attuali di formazione galattica.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.


