C’è un “deserto” nel bel mezzo del Pacifico


Nel Pacifico meridionale, e precisamente nel cuore del South Pacific Gyre, c’è un vero e proprio deserto di acqua, quasi privo di vita. Lo studio su Environmental Microbiology

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(foto: Getty Images)

Cosa si nasconde nelle acque del Pacifico meridionale, ed esattamente nella remota regione oceanica del South Pacific Gyre? Un deserto d’acqua, quasi senza vita. A riferirlo è stato un team di ricercatori internazionale guidato dall’Istituto Max Planck che nel nuovo studio pubblicato su Environmental Microbiology ha raccontato che nel punto più lontano dalla terraferma c’è un vero e proprio deserto in termini di biologia marina. Infatti, i microorganismi che vivono lì, spiegano i ricercatori, sono davvero pochi per una serie di fattori, tra i quali la distanza, e quindi la poca disponibilità di sostanze nutritive, dalla terra e gli elevati livelli di raggi ultravioletti in questa parte dell’oceano Pacifico.

Analizzare le lontanissime acque del South Pacific Gyre (Spg) è considerato un compito davvero complesso, sia per la sua lontananza dalla terraferma che per la sua estensione. Questa regione oceanica, infatti, occupa ben 37 milioni di chilometri quadrati (per rendersi conto gli Stati Uniti occupano poco meno di 10 milioni di chilometri quadrati) . Per riuscire a capire e studiare la biologia marina presente in questa parte di oceano, questa volta i ricercatori sono partiti a bordo della nave da ricerca tedesca Fs Sonne per una spedizione di 6 settimane, da dicembre 2015 a gennaio 2016, durante le quali hanno percorso circa 7mila chilometri attraversando l’Spg dal Cile alla Nuova Zelanda.

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(Foto: Max Planck Institute for Marine Microbiology/Google Earth/NASA)

Durante il tragitto, i ricercatori hanno campionato le popolazioni microbiche a profondità comprese tra i 20 e i 5mila metri, utilizzando un innovativo sistema di analisi che ha permesso loro di identificare i campioni raccolti lungo il percorso in appena 35ore. “Con sorpresa, abbiamo trovato circa un terzo in meno di microorganismi nelle acque del Pacifico meridionale rispetto alle concentrazioni identificate nelle rotte oceaniche dell’Atlantico”, spiega l’ecologo e co-autore della ricerca, Bernhard Fuchs. “Probabilmente questo è il numero di microbi più basso mai misurato nelle acque di superficie oceaniche”.

Nel complesso, concludono i ricercatori, il nuovo studio ha confermato che l’Spg è un “habitat ultraoligotropico (caratterizzato dalla povertà di sostanze nutritive disciolte, ndr) unico”, in cui la scarsa disponibilità di nutrienti limita la crescita di organismi oligotrofici specializzati, e che si sono adattati a condizioni fisico-chimiche estreme. Tra le specie di microbi identificate, molte erano già note per vivere in ambienti caratterizzati da condizioni estreme, tra cui il cianobatterio marino Prochlorococcus, Sar11, Sar86 e Sar116.

Ma una in particolare, chiamata Aegean-169, è risultata numerosa nelle acque superficiali dell’Spg. Un dato, precisano i ricercatori, in contrasto con ricerche precedenti che hanno suggerito di averla osservata solamente a profondità di oltre 500 metri. “Questo indica un interessante adattamento alle acque ultraoligotrofiche e all’elevata irradiazione solare”, afferma la microbiologa e co-autrice dello studio Greta Reintjes. “È sicuramente qualcosa su cui indagheremo ulteriormente”.

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