C’è una proposta di legge per semplificare il voto dei fuorisede


Un gruppo di politici del Partito democratico propone il voto nel comune di domicilio, usando lo Spid per i referendum e il voto per corrispondenza per le elezioni politiche

L’ex ministro Pd Marianna Madia è la prima firmataria della proposta di legge per votare nel luogo di domicilio (foto: Roberto Serra – Iguana Press/Getty Images)

Forse gli studenti fuorisede potranno votare con più facilità in futuro. La deputata Pd ed ex ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia ha presentato – insieme al segretario dei Giovani democratici Tom Osborn, all’europarlamentare dem Massimo Ungaro e alla deputata Giuditta Pini – una proposta di legge che permetterebbe di esprimersi alle urne anche senza dover necessariamente tornare nel luogo di residenza. Quella della residenza “è una frontiera irrazionale che va contro la mobilità dei diritti che noi sosteniamo”, ha detto Ungaro.

Cosa prevede la proposta

I politici dem propongono due meccanismi diversi per il voto, a seconda che si tratti di un referendum o di un’elezione locale, legislativa o europea. Nel primo caso, gli studenti fuorisede – e tutti coloro che per altre ragioni vivono in un luogo diverso da quello di residenza – potranno votare nel seggio del Comune di domicilio, presentando una domanda in via telematica tramite lo Spid, l’identità digitale, con allegato un documento che certifichi il cambio di domicilio.

Nel secondo caso, invece, gli elettori fuorisede potranno esprimere la loro opinione tramite il voto per corrispondenza che oggi viene usato da chi vive all’estero e prevede che la persona riceva a casa la scheda elettorale, la compili e poi la rispedisca al mittente. Contrariamente a quanto accade oggi col voto per corrispondenza, questa preferenza non verrà però conteggiata nella circoscrizione estero, ma in quella dove risiede il cittadino. Nella proposta si apre anche alla possibilità che questa modalità col tempo venga sostituita dal voto elettronico.

Secondo Osborn, questa battaglia “non è né di sinistra né di destra ma per i diritti, tanto che ad appoggiarci ci sono moltissime associazioni universitarie tra cui Sapienza in movimento e Volt [un nuovo partito transnazionale fondato alla vigilia delle ultime elezioni europee, ndr]”.

Sulla stessa linea Giuditta Pini, secondo cui queste novità potrebbero aumentare l’affluenza alle urne. “Se tutti gli studenti fuorisede potessero votare in egual misura, la rappresentatività cambierebbe”.

La petizione

È da tempo che gli studenti chiedono di cambiare la legge in base alla quale, per votare, bisogna recarsi fisicamente nel luogo di residenza, anche se non coincide con quello di domicilio. Alcuni di loro hanno deciso di appoggiare questa proposta firmando una petizione sulla piattaforma Change.org. “Si tratta di una proposta di legge semplice, immediata ed efficace per favorire la partecipazione al voto e consentire a tutti i cittadini di esercitare in maniera paritaria un proprio diritto fondamentale”, si legge.

Noi studenti e lavoratori fuorisede ci troviamo a spostare il centro della nostra vita e della nostra attività lontano da casa, in una città diversa da quella in cui siamo nati e cresciutiSiamo cittadini italiani come tutti gli altri, abbiamo gli stessi diritti e dobbiamo poterli esercitare allo stesso modo”.

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