Celebrity Hunted, quando l’alternativa alla tv generalista è peggio della tv generalista



Da Wired.it :

Guardie e ladri in versione “real-life-thriller” con le celebrità che fuggono, attira sulla carta ma ai fatti è un disastro di ingenuità e zero verosimiglianza (Totti con la felpa col cappuccio che cammina a Roma senza essere riconosciuto…)

Le aspettative non erano alte, ma altissime. La prima serie non fiction targata Amazon Prime Video. La stessa piattaforma che ha dato i natali a serie originali, anticonvenzionali e innovative di cui non possiamo fare più a meno, da Fleabag a La fantastica signora Maisel, da Jack Ryan al suggestivo Undone. Ebbene, Celebrity Hunted doveva essere la novità che mancava: un adventure game con celebrities pronte a scappare e il pubblico inchiodato a casa a seguirne peripezie e tracce. Sulla carta voleva essere un prodotto davvero innovativo: non il solito reality, ma la riproposizione di un grande classico dei giochi d’infanzia e dello spettacolo, l’inossidabile “guardia e ladri”.

Da una parte otto concorrenti in fuga con una carta prepagata a budget fisso di 70 euro al giorno e un cellulare senza accesso a Internet, dall’altra un team di esperti che li studia, li traccia e mira a catturarli. Il format nasce nel Regno Unito su Channel 4, dove i fuggitivi erano inseguiti da Kevin O’Leary, ex capo delle operazioni sotto copertura a Scotland Yard. Viene adattato in Italia da Endemol Shine e propone Francesco Totti, Claudio Santamaria e Francesca Barra, Diana Del Bufalo e Cristiano Caccamo, Luis Sal e Fedez, Costantino Della Gherardesca come vip in fuga, mentre gli hunters sono guidati da Alfredo Mantici, ex capo del dipartimento analisi strategica del Sisde. Questi ultimi lavorano nel patinato quartier generale situato – scelta spettacolare, ma infelice in termini di credibilità – presso la Lanterna di Fuksas a Roma.

Il trailer avvincente alza ulteriormente l’asticella delle aspettative, che subisce un drastico arresto già alla prima puntata: basta guardarne i primi venti minuti per cogliere il vero problema della serie, la mancanza di credibilità. Non per colpa del cast dei fuggitivi – tutti di livello a partire dai più convincenti e carismatici Totti e Fedez – ma per via di una struttura assai cedevole. Nel domandarsi come Totti possa camminare in pieno centro a Roma con una semplice felpa addosso senza essere fermato da mezzo passante, si inizia a seguire con sospetto le varie fantasiose fughe – chi su un carro funebre, chi su una barca sul Tevere – senza riuscire a credere neanche un attimo al team degli esperti e alle loro battute cartacee, telefonate e fintissime alla Carabinieri (neanche Distretto di Polizia, già più credibile).

Momenti involontariamente imbarazzanti si alternano a mosse grottesche ed errori così ingenui del team di dichiarati esperti da far venir voglia di spegnere tutto dopo una manciata di minuti, senza parlare degli inutili sberleffi e prese in giro dei fuggitivi neanche fossero novelli Lupin con i loro Zenigata. Tornando a Totti, può un calciatore come lui rivelarsi più stratega dell’ex capo del Sisde fino a depistarlo con un espediente elementare?

A parte una regia visivamente spettacolare con un grosso dispiegamento di mezzi – 18 operatori impegnati sul set, per un totale di 20 telecamere, 20 Go pro, 15 droni, 2 elicotteri con telecamere Wescam1 e una persino sull’idrovolante – purtroppo null’altro regge, niente è credibile, si salvano solo i siparietti ironici dei divi fuggitivi, da Fedez che s’infila in un carro funebre e poi si lava le ascelle all’aperto con disinvoltura a Totti che prima di rifugiarsi in un convento chiede al frate se “La sera fa freschetto“. Tutto il resto è inconsistente, lo spettatore sa benissimo – e, peggio, si accorge subito – che a riprendere i concorrenti non solo i droni ma cameramen in carne ed ossa sempre presenti lì con loro. Insomma, è davvero difficile cogliere il senso di un’operazione originale solo a livello di idea e intenzioni.

Dispiace, perché piattaforme come Amazon Prime Video nascono, si propongono e trionfano proprio come validi e irrinunciabili alternative alla noiosa tv generalista, spesso funestata da fiction con recitazioni da oratorio e reality scontati. Quando però l’alternativa cessa di essere tale e propone un prodotto alla stregua dei più telefonati e meno riusciti da rete generalista, lì lo spettatore proprio non ci sta e si dà alla fuga lui stesso, rimpiangendo i bei tempi di Giochi senza frontiere dove il gioco era sì preparato e dichiarato, ma almeno si lasciava seguire con piacere nella sua imprevedibile spontaneità.

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[Fonte Wired.it]