Doline, ossia voragini larghe fino a 50 metri e, in alcuni casi, altrettanto profonde che si aprono improvvisamente nel terreno. Succede nell’area carsica del Bacino Chiuso di Konya: l’ultimo censimento ne ha contate quasi 700 apparse in appena 50 ettari nella Turchia Centro Meridionale. Un fenomeno – in parte naturale e in parte antropico, legato alla crisi climatica e allo sfruttamento idrico – che ha reso il paesaggio di quella regione unico e un po’ inquietante. E, ovviamente, potenzialmente pericoloso.
La Sinkhole Sensitivity Map
A mappare le doline (questo il nome italiano, sinkhole in inglese e obruk in turco) è l’Autorità per la gestione dei disastri e delle emergenze turca (Afad) con l’aiuto del Sinkhole Application Research Center presso la Konya Technical University. È stata realizzata una Sinkhole Sensitivity Map che ha proprio lo scopo di prevedere i futuri crolli e mitigare il rischio. I dati attuali mostrano che le doline si trovano in aree rurali o agricole e finora non sembrano esserci criticità per le abitazioni. La prima fase del censimento è stata condotta tra il 2021 e il 2023, e ora è cominciata la seconda.
Cosa sono le doline
Le doline sono una tipica formazione legata al carsismo, fenomeno ben noto in Italia (il termine deriva proprio dalla zona del Carso, tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia). In sostanza, è il modellamento delle rocce calcaree solubili causato principalmente dall’acqua piovana, ricca di anidride carbonica, quindi acida. Possono avere diversa grandezza e profondità, nonché forma (per esempio circolare, a imbuto, o a ciotola) In Turchia, a preoccupare l’Afad è soprattutto l’aumento drastico della frequenza con cui si formano questi enormi buchi nel terreno. Nell’intera regione di Konya, tra il 1920 e i primi anni del Duemila ne erano state registrate meno di un centinaio, mentre nel 2022 – quindi solo venti anni dopo – il numero era salito fino a 2.600: conseguenza della siccità prolungata e dell’uso incontrollato delle falde acquifere per l’irrigazione. Come spiega a Reuters Fetullah Arik, tra gli esperti che stanno studiando il fenomeno, “il livello delle falde acquifere si abbassa leggermente ogni anno e il ritmo di abbassamento ha raggiunto i 4-5 metri all’anno, rispetto al mezzo metro degli anni 2000”.
Quasi 700 nuovi sinkhole
Secondo quanto riporta Türkiye Today, la nuova mappatura ha documentato per la precisione 684 doline di varie dimensioni e profondità apparse tra Konya, Karaman e Aksaray, una zona nota come il “granaio della Turchia”, dove si coltivano soprattutto mais, grano e barbabietola da zucchero. Di queste, 534 formazioni sono concentrate nel solo distretto di Karapinar, considerato l’epicentro dei sinkhole. Nello specifico, 331 sono state classificate da “crollo improvviso”, mentre le altre 272 dipendono dalla subsidenza graduale, ossia da un lento abbassamento del terreno. Il problema principale sono quelle da crollo, perché possono verificarsi senza preavviso, inghiottendo terre, strutture e bestiame.
Il problema della risorsa idrica
Il Bacino di Konya è da tempo anche un sito di un progetto internazionale (OurMED), il cui obiettivo è proprio migliorare il sistema di distribuzione idrica per affrontare i problemi di scarsità e sovrasfruttamento delle risorse idriche, ripristinando le zone umide prosciugate. E oggi, attraverso il continuo aggiornamento della Sinkhole Sensitivity Map, evitare possibili disastri ambientali.


