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Chat Control, il Parlamento europeo ha bocciato la proroga: no alla scansione di massa delle chat private

di webmaster | Mar 6, 2026 | Tecnologia


Nella serata di lunedì la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo ha votato contro la proposta di proroga del Chat Control 1.0, il regolamento attualmente in vigore nella Ue, con scadenza ad aprile 2026. Entrato in vigore nel 2021, questo consente ai fornitori di servizi di posta elettronica e messaggistica di scansionare, in modo volontario, le conversazioni di milioni di cittadini alla ricerca di contenuti legati all’abuso di minori. Con 38 voti contrari, 28 a favore e 3 astenuti, i deputati europei hanno dato una sterzata importante all’evoluzione del regolamento, al centro di polemiche e controversie in seguito alla proposta di irrigidire le pratiche volte a contrastare la pedopornografia e i crimini sui minori.

Il Chat Control 2.0, ancora in valutazione da parte della Commissione e del Parlamento, propone in più la scansione automatica e indiscriminata delle conversazioni personali degli utenti, richiedendo alle piattaforme di bypassare – laddove necessario – persino la crittografia end-to-end. Non stupisce, quindi, che già il rifiuto alla proroga del regolamento sia un traguardo importante per i sostenitori della sicurezza dei cittadini europei. “La privacy digitale è viva! – ha commentato Patrick Breyer, attivista per la libertà digitale ed ex membro del Parlamento europeo – Non c’è maggioranza per la scansione indiscriminata di massa delle nostre chat private. […] La resa dei conti finale avverrà la prossima settimana con la votazione in plenaria.”

Il voto

Una giornata fallimentare per i sostenitori del Chat Control, che lunedì sera hanno visto la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo rifiutare qualunque proposta avanzata per la proroga del regolamento pensato per contrastare pedopornografia e abuso dei minori. A ottenere una votazione contrario è stata la proposta di Birgit Sippel, eurodeputata membro della LIBE, che proponeva di eliminare dal regolamento la scansione di testi tramite AI – soggetta a errori -, ma puntava a mantenere il controllo delle conversazioni degli utenti europei tramite l’hash scanning, un sistema che punta a identificare immagini potenzialmente illegali assegnando loro un’impronta digitale (hash), poi messa a confronto con un database di contenuti già noti.

Bocciata anche la proposta dei conservatori, che voleva affidare la scansione dei messaggi privati degli utenti all’intelligenza artificiale. Così come pure quella del Partito Pirata, che chiedeva di limitare la scansione delle conversazioni private esclusivamente alle persone collegate dalle forze dell’ordine agli abusi sessuali sui minori. In una sola giornata, quindi, il Parlamento “respinge la proposta della Commissione”, “invita la Commissione a ritirare la proposta” e “incarica la sua Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali”, rimandando di fatto la decisione sul futuro del Chat Control alla prossima settimana.

Dopo il Chat Control

È da tempo che i sostenitori della privacy criticano il regolamento europeo anche per la sua incapacità di contrastare davvero la pedopornografia e i crimini sui minori. La scansione di massa delle conversazioni private degli utenti, infatti, carica di lavoro le forze dell’ordine, senza considerare che le reti di predatori di minori utilizzano da tempo canali non ufficiali per lo scambio di materiale illecito, il che li rende di fatto difficili da trovare. Ma come farà, allora, l’Europa a combattere l’abuso sui minori se il suo regolamento scadrà ad aprile e finirà nel dimenticatoio?

La proposta del Parlamento per un nuovo testo è chiara: imporre ai fornitori di servizi l’adozione di impostazioni predefinite di sicurezza – come, per esempio, la protezione contro i tentativi di contatto da parte di estranei e/o adulti -, avviare i controlli su un cittadino solo in presenza di un ragionevole sospetto e di un ordine giudiziario, e obbligare tutti i soggetti coinvolti in un’indagine alla rimozione sistematica del materiale illegale, così da fermarne la diffusione all’origine.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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