Che cosa ha detto davvero Neil Armstrong mettendo piede sulla Luna?


“That’s one small step for a man, one giant leap for mankind”, incluso il controverso articolo indeterminativo inglese ‘a’. Abbiamo messo insieme 7 motivi per cui ha senso includere quella parola ‘un’ davanti a ‘uomo’, anche se c’è chi continua a sostenere il contrario

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Neil Armstrong (foto: Nasa/Getty Images)

Una frase che, fin dal momento in cui fu pronunciata, era destinata a entrare di diritto nella storia, probabilmente come la citazione più importante del Ventesimo secolo. Era il 20 luglio 1969 quando Neil Armstrong, comandante della missione spaziale Apollo 11, posando il piede sinistro sull’ultimo gradino della scaletta del Modulo di escursione lunare (il Lem), disse al microfono del proprio casco:

That’s one small step for a man, one giant leap for mankind.

Che in italiano si può tradurre grossomodo nella famosissima frase:

Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità.

Forse per colpa di un’interferenza nella trasmissione radio, o magari con la complicità della comprensibile emozione di Armstrong, molte persone affermano che in realtà l’astronauta non pronunciò affatto l’articolo indeterminativo “a” (ossia “un”), e che quindi la citazione corretta sarebbe “That’s one small step for man, one giant leap for mankind”.

A mezzo secolo dalla prima storica passeggiata lunare, il piccolo mistero che ruota attorno a quella lettera non è ancora stato del tutto dipanato. Certo, sempre meglio discutere di questi dettagli che interrogarsi se la missione Apollo 11 sia stata vera oppure una messinscena. Pur consapevoli che una piccola pubblicazione su Wired non sarà mai sufficiente per porre fine alla diatriba, abbiamo raccolto qui 7 buoni motivi per cui ha perfettamente senso includere anche l’articolo nella citazione. L’argomentazione contro invece è in sostanza una sola: nell’audio registrato quella “a” si fa proprio fatica a sentirla.

1. Senza l’articolo la frase non ha senso

Questo è più un tema grammaticale ed etico che una questione di debunking: vogliamo davvero ricordare lo sbarco dell’umanità sulla Luna con una frase confusa e priva di significato? Se davanti alla parola man si omette l’articolo, infatti, il significato si trasforma da “un uomo” a “l’uomo”, inteso come il genere umano o l’umanità. A quel punto però non si capisce più quale sia la differenza rispetto alla parola mankind (che significa proprio umanità) a conclusione della frase.

In sostanza, se togliamo la “a”, la citazione in italiano diventerebbe “Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità”. Ecco, magari come frase da scrivere sui libri di storia avrebbe più senso utilizzare qualcosa che abbia un significato comprensibile, e che non sia invece una contraddizione in termini.

2. Armstrong ha confermato la presenza della “a”

Chi meglio dell’autore della citazione può conoscere il contenuto della citazione stessa? Dal rientro a Terra fino alla sua morte, nel 2012, Armstrong ha sempre chiarito che la frase è da intendersi includendo l’articolo indeterminativo.

Tuttavia, durante le numerose interviste rilasciate, Armstrong ha concesso il beneficio del dubbio sul fatto di aver effettivamente pronunciato la controversa “a”, ammettendo che per la forte emozione del momento sia possibile (ma improbabile) che si sia stata una piccola dimenticanza, o ancora più semplicemente può essere accaduto che la lettera sia stata pronunciata male o mangiata. Dal punto di vista dell’intenzione, però, Armstrong è sempre stato inamovibile sul fatto di aver voluto intendere “un uomo” (ossia se stesso) e non “l’uomo” in generale.

3. La frase non era improvvisata (e la “a” c’era)

Pur essendo una frase spontanea e non concordata con la Nasa, Armstrong non ha scelto cosa dire lì sul momento, ma si era preparato a casa poco prima di imbarcarsi sull’Apollo 11. Come ha raccontato alla stampa il fratello Dean, infatti, l’idea della frase era arrivata durante una partita a Risiko in famiglia. Neil passò a Dean un bigliettino in cui aveva messo per iscritto l’ipotesi di frase, chiedendo se approvasse o meno la scelta.

Dean disse a Neal che la frase era perfetta, e successivamente ha riferito ai giornalisti di Bbc e The Telegraph che su quel bigliettino la “a” c’era eccome. Come dettagli ulteriori, Dean ha confermato che la partita si è svolta tra le mura di casa, in una sera in cui Neil sapeva già che da lì a poco sarebbe partito con la missione Apollo 11.

4. Forse la “a” è stata cancellata da un disturbo

Sul fatto che l’audio della comunicazione fosse molto disturbato non ci sono dubbi. Anche la parola “mankind”, per esempio, è coperta da una netta interferenza, ma è comunque comprensibile perché è più lunga e quindi lascia meno spazio a possibili interpretazioni alternative.

Secondo una notizia pubblicata nel 2006, inoltre, alcuni ricercatori hanno affermato di essere riusciti a ripulire il suono originale quanto basta per far riemergere la “a” coperta da un picco di interferenza. Tuttavia lo studio presentato ha mostrato evidenti problemi di riproducibilità (ossia altri scienziati non sono riusciti a rifare la stessa cosa), quindi al momento la storia del picco di interferenza resta relegato al rango di ipotesi.

A sostegno della teoria dell’interferenza c’è però un ulteriore elemento: analizzando con precisione i tempi con cui vengono scandite le parole, si nota che tra “for” e “man” c’è una pausa un po’ troppo lunga se davvero tra le due parole non ci fosse altro. In altri termini, se Armstrong non avesse pronunciato la “a”, allora le altre due parole sarebbero dovute essere più attaccate di quanto in effetti siano. L’ipotesi, dunque, è che qualche interferenza abbia cancellato la registrazione della lettera, magari perché già in partenza era stata biascicata più del dovuto.

5. Potrebbe essere una questione di accento

Un’altra spiegazione alternativa, molto interessante, al dilemma della “a” è arrivata da uno studio scientifico pubblicato nel 2016 a prima firma della linguista Melissa Baese-Berk dell’università dell’Oregon. In questo caso il punto di partenza è la consapevolezza che negli Stati Uniti medio-occidentali (il Midwest) l’accento locale potrebbe giocare qualche scherzo.

In sintesi, data la cadenza con cui in quella regione sarebbe stata pronunciata la frase comprensiva di articolo, il resto degli Stati Uniti (e di buona parte del mondo) non avrebbe comunque sentito la “a” anche qualora fosse davvero stata detta. In un discorso pronunciato a velocità normale, infatti, un uditore qualunque avrebbe dato per scontata la presenza della “a” per dare senso alla frase, supponendo fosse uscita dalla bocca di chi parla in maniera impercettibile. Se invece le parole sono scandite più lentamente, come nel caso di Armstrong sulla Luna, la stranezza dell’accento si fa più evidente, e molti uditori si accorgono che effettivamente la “a” è meno marcata di quanto si aspetterebbero.

Tutto ciò non è semplicemente una speculazione astratta, ma il risultato di un approfondito studio quantitativo che ha coinvolto decine di volontari provenienti da diverse aree degli Stati Uniti.

6. La versione dei media di allora non è rilevante

Una delle principali obiezioni alla tesi della presenza della “a” è che per i giornalisti presenti alla diretta della missione Apollo nella sala stampa del centro di controllo a Houston quella lettera non c’era. Se secondo loro Armstrong non l’ha detta – si ribadisce – perché dovremmo sostenere il contrario?

In realtà però ciò che allora sostennero i giornalisti non ha particolare valore tecnico-scientifico. Bisogna tenere conto, infatti, che oltre al disturbo nativo della registrazione audio, i reporter presenti dovevano fare i conti con un impianto audio della sala non sincronizzato rispetto alle immagini che vedevano su un monitor, e in più il suono era diffuso nella sala e ulteriormente disturbato dal sovraffollamento del centro e dal continuo battere di dita sulle macchine da scrivere. Insomma, se in 50 anni non siamo venuti a capo con assoluta certezza di cosa Armstrong abbia effettivamente detto, è improbabile che in diretta, sentendolo una sola volta, con ulteriori disturbi e con l’emozione del momento i giornalisti possano aver fatto chissà quali valutazioni.

7. Perché tutti i media dissero la stessa cosa?

L’altra obiezione tipica, che è complementare alla precedente, è che il mattino successivo su tutti i giornali statunitensi uscì la citazione nella stessa versione, senza la “a”. Se in questo caso la tesi è che è improbabile che tutti abbiano sentito la frase sbagliata, la cosa interessante da sapere dal punto di vista del debunking è che questo battere pari collettivo è semplicemente frutto di un accordo tra colleghi.

Il problema di che cosa Armstrong avesse effettivamente detto, infatti, emerse immediatamente in sala stampa, e ci fu una breve discussione tra chi sosteneva di non aver affatto sentito la “a” e chi invece era convinto che quell’articolo dovesse per forza esserci. Alla fine, per una questione di reputazione generale del sistema mediatico, i giornalisti stabilirono che sulla stampa sarebbe dovuta uscire una versione unica e uguale per tutti, e optarono per quella senza “a” poiché ritenuta più fedele a ciò che era parso di sentire in diretta. Non potevano però sapere che quella questione, allora affrontata così di fretta, avrebbe acceso un dibattito destinato a protrarsi nei decenni a venire.

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