Che cos’è e come funziona Wine Protocol, primo NFT legato al vino: intervista al fondatore


La Wine Protocol è nata da 5 mesi, impiega una ventina di persone, è capitalizzata per un milione di franchi svizzeri e ha una valutazione di 18 milioni di franchi. L’hanno creata Tommaso Selicorni, Ceo della Società, appassionato di vino e studente alla Statale di Milano in viticoltura ed enologia e il suo sodale Andrea Montalbano; con loro un piccolo gruppo di fidati amici.

Che cos’è Wine Protocol

“Wine Protocol è il primo eno-business che mira a creare un’interazione diretta e reale tra mondo vitivinicolo e mondo criptovalute e blockchain”, ci dice Tommaso Selicorni, poco più che ventenne, ha la sicurezza del manager navigato. “L’idea di dare vita a Wine Protocol è nata durante la noia del primo lockdown”, spiegaTommaso. “Abbiamo deciso di sfruttare tutto il tempo che avevamo in più a disposizione – per le restrizioni dovute al Covid – per creare una realtà e creare un nostro progetto perché ci siamo accorti che nell’ambito vitivinicolo non c’è innovazione da parecchi anni e nell’ambito blockchain nessuno aveva creato ancora un token o una realtà, un ecosistema che interagisse realmente col mondo reale, con un’economia reale come quella del vino”.

Com’è nata l’idea e come funziona

Da qui è nato il primo NFT legato alle bottiglie di vino. “Quelle bottiglie sono la nostra prima collezione NFT creata da Wine Protocol. Sono state vendute all’asta per 68mila dollari, a tanto ammontava la raccolta totale. Queste bottiglie sono pezzi unici, abbiamo voluto iniziare a far capire alle persone che cos’è il nostro ecosistema, utilizzando questo metodo di vendita all’asta di queste bottiglie di vino. Ogni bottiglia di vino, ogni etichetta delle bottiglie, creata dal nostro NFT artist Luca Grisoni, racconta effettivamente ogni passaggio della produzione vinicola, partendo dalla vendemmia e arrivando fino all’imbottigliamento”.

Perché sono state vendute a questoprezzo e perché sono uniche? “Ogni etichetta rappresenta l’NFT che certifica la veridicità del prodotto e certifica l’autenticità per il possessore. I possessori possono decidere di riscattare e tenere la bottiglia fisica a casa propria, solamente se decidono di bruciare l’NFT. Perché questo è l’unico meccanismo per certificare. Ovviamente, quando una persona deterrà la bottiglia, noi non saremo più in grado di sapere che non la stiano contraffacendo, facendo un falso di essa. Quindi, le teniamo nei nostri magazzini per preservarne l’autenticità e soprattutto il loro valore”, continua Tommaso.

Un prodotto e un senso di community

“Questo è stato pensato perché questi NFT, oltre a raccontare la storia della produzione del vino, al loro interno hanno degli “uses case” reali che si vedranno all’interno del nostro ecosistema, perché ogni persona avrà delle esperienze uniche avendo la possibilità all’interno dell’NFT. Quindi le persone hanno comprato non soltanto il prodotto, ma un senso di community. Non solamente compro la bottiglia e ho l’NFT per speculare, ma dietro l’NFT c’è di più. Non soltanto l’autenticità ma anche un’esclusività all’interno della partecipazione e dell’interazione con l’ecosistema WineProtocol.

Il primo “drink to earn” al mondo

Tommaso Selicorni parla con grande entusiasmo della società che ha fondato.

“All’inizio eravamo soltanto io e Andrea, abbiamo lavorato otto mesi da soli per creare tutto il progetto, per essere pronti a livello personale e imprenditoriale per presentarci al pubblico, ma soprattutto bisogna avere tanta forza di volontà, non abbattersi mai. Abbiamo avuto anche noi in questo anno e mezzo di lavoro tante sconfitte, tanti momenti brutti, ma bisogna sempre pensare positivo e puntare l’obiettivo; a testa bassa lavorare e quando arrivano i primi successi non perdere la testa, ma rimanere ancora più umili e pensare al prossimo passo. Quest’azienda attualmente è capitalizzata per un milione di franchi, perché abbiamo avuto un investimento da un investitore privato svizzero: siamo una società svizzera.

Per chi fosse digiuno di certi argomenti nel nostro sito – ci racconta Tommaso – è possibile trovare le spiegazioni dell’ecosistema, che sarà un ecosistema che interagirà con la realtà, con tutta la parte della filiera vitivinicola in vari step e l’app è pensata per ogni step, che a sua volta è stato pensato per uno scopo preciso.

Il primo step che uscirà dopo l’estate è stato pensato per diventare più virali possibili. Sarà il primo “drink to earn” al mondo, ovvero le persone saranno pagate per degustare del vino. Quindi, scattando foto mentre degustano le proprie bottiglie, verranno pagate col nostro “Wine”. In realtà, in maniera molto sottile, il concetto è: tu sei pagato per i tuoi dati di consumo, i tuoi dati di gusto del vino, che a noi servono per allargare il nostro ecosistema e diffonderci sempre di più in tutte le cantine, in tutto l’ecosistema vitivinicolo. Tutte le realtà e i social che conosciamo ad oggi utilizzano i nostri dati senza darci nulla in cambio. Noi usiamo questo concetto: tu sei pagato per i tuoi dati del gusto del vino e questo è un concetto che è molto importante, perché sensibilizza le persone a far capire che i dati sono una cosa importante. I metadati, qualsiasi metadato, attualmente è l’oro digitale. Quindi noi abbiamo deciso di creare l’ecosistema partendo dall’interazione con la persona, facendo capire perché sono importanti i loro dati del gusto del vino”.



fonte : skytg24