Il bilancio attuale, a quasi due anni e mezzo dal 7 ottobre 2023 e 110 giorni dopo l’inizio di un cessate il fuoco che l’esercito israeliano continua a violare, è di 71.667 morti. Organizzazioni internazionali, ong, governi e riviste scientifiche hanno esaminato questi dati nel corso del tempo, confermando la loro credibilità. Anzi, diversi studi hanno evidenziato che i numeri reali del genocidio potrebbero essere molto più alti. Una delle più rilevanti riviste scientifiche del mondo, The Lancet, ha pubblicato uno studio secondo cui i decessi reali nella Striscia di Gaza sarebbero il 40 per cento in più di quanto dichiarato dalle autorità locali. Un altro studio di fine 2025, realizzato dal Max Planck Institute for Demographic Research (MPIDR) e dal Centre for Demographic Studies (CED), ha rivelato che il numero dei decessi potrebbe superare le 100mila persone. Riguardo il profilo delle vittime, l’organizzazione no-profit britannica Action on Armed Violence ha pubblicato uno studio secondo cui Israele avrebbe ucciso cinque civili per ogni combattente, che significa che l’83 per cento di tutte le vittime erano civili. Un numero che era già stato confermato da un’inchiesta giornalistica congiunta di The Guardian, +972 Magazine e Local Call.
Il dietrofront di Israele
Per oltre due anni Israele, per voce del governo e delle Israeli Defence Forces (Idf), ha negato i numeri forniti dal ministero della Salute di Gaza. Lo ha fatto senza però fornire statistiche alternative, un fatto abbastanza raro ed esemplificativo della scarsa credibilità della versione israeliana. Inoltre, il premier Benjamin Netanyahu ha più volte dichiarato che le vittime causate dagli attacchi israeliani avrebbero riguardato soprattutto combattenti, quantomeno il 50 per cento. Ora però sembra esserci stato un cambio di approccio. I media israeliani, tanto quelli più vicini al governo come Times of Israel, quanto quelli all’opposizione come Haaretz, hanno dato la notizia che l’esercito israeliano ha “accettato” il bilancio fornito da Hamas di oltre 71mila morti. La fonte è un funzionario delle Idf, che ha parlato in forma anonima e ha sottolineato che ora l’esercito è impegnato nel determinare quante vittime siano civili e quanti combattenti dell’organizzazione palestinese.
“L’opinione pubblica israeliana deve chiedersi cosa indichi il tardivo riconoscimento da parte dell’Idf del numero di vittime palestinesi sulla credibilità delle affermazioni dell’esercito e del governo riguardo ad altri aspetti dei combattimenti a Gaza: dalle norme sull’uso del fuoco aperto, agli abusi sui detenuti palestinesi, ai saccheggi, alla posizione degli ospedali e delle strutture di Hamas, fino alle distruzioni smisurate”, ha scritto Haaretz in un duro editoriale a commento della notizia. “Riconoscere la credibilità della lista palestinese è il primo passo per ammettere ciò che abbiamo fatto a Gaza negli ultimi due anni: uccidere decine di migliaia di palestinesi, distruggere intere città, sfollare quasi due milioni di persone e far morire di fame centinaia di persone”, conclude il giornale israeliano.
In effetti il bilancio del genocidio è solo uno dei tanti aspetti su cui Israele, in questi oltre due anni, ha fornito sue versioni in contrasto con le notizie in arrivo dalla Striscia di Gaza. Un esempio su tutti è la teoria, smentita da più parti, degli ospedali usati come basi da Hamas, a giustificazione dei pesanti bombardamenti effettuati su quegli edifici. Ma anche la situazione all’interno delle sue carceri, dove migliaia di persone, bambini compresi, sono recluse come “terroristi” senza aver mai subito un processo, quella detenzione amministrativa che viola il diritto internazionale. Il dietrofront da parte delle Israeli Defence Forces (Idf), che oggi accolgono i numeri del genocidio negati fino a ieri, è una tana alla propaganda e alla manipolazione dei fatti messa in atto da Israele dal 7 ottobre 2023 in poi.


