Esplora il mondo della tecnologia e del lifestyle con Consigli Tech e Lifestyle di Flavio Perrone

Chi è Eileen Gu, il volto “pulito” della Cina ora superpotenza anche alle Olimpiadi

di webmaster | Feb 8, 2026 | Tecnologia


Il successo sportivo si è tradotto immediatamente in successo commerciale. Gli sponsor l’hanno adorata. Marchi cinesi e internazionali si sono contesi la sua immagine, trasformandola in una delle atlete più pagate al mondo. In Cina il suo volto è apparso ovunque: cartelloni pubblicitari, copertine di riviste, campagne di lusso. Gu è diventata una macchina perfetta di soft power, capace di rendere desiderabile un’identità cinese globale, giovane e glamour.

Sui social media cinesi è amatissima da una grande maggioranza. Ma c’è anche una parte dell’opinione pubblica che vede Gu come il simbolo di un’ambiguità morale. Da un lato il regime ribadisce con fermezza il divieto di doppia cittadinanza, dall’altro sembra chiudere un occhio quando si tratta di talenti straordinari, soprattutto se utili alla narrazione nazionale della vittoria.

In una società dove il successo sportivo è sempre più legato all’orgoglio nazionale, questa percezione di ingiustizia pesa. Non è tanto Eileen Gu in sé a essere contestata, quanto ciò che rappresenta: l’idea che esistano cittadini più cittadini di altri.

Da Salt Lake City al “Progetto 119”

Di certo, Gu ambisce a nuovi trionfi a Milano Cortina 2026, dove si presenta come l’atleta cinese più attesa e nota. Alle sue spalle, un movimento sempre più forte. La Repubblica Popolare Cinese ha partecipato per la prima volta alle Olimpiadi Invernali solamente nel 1980 a Salt Lake City. Ventotto atleti, attrezzature spesso di seconda mano, pochissima esperienza internazionale e nessuna medaglia. L’ascesa è stata graduale, pianificata e in grado di colmare un divario che sembrava incolmabile.

La svolta arriva all’inizio del nuovo millennio, dopo i Giochi di Sydney 2000. In quell’edizione, la Cina ottiene un buon numero di medaglie complessive, ma resta drammaticamente indietro in alcune discipline chiave, soprattutto quelle con il maggior numero di podi disponibili. È da questa constatazione che nasce il cosiddetto Progetto 119, dal numero di medaglie allora in palio in atletica leggera, nuoto, canottaggio, canoa e vela. Il principio è semplice: tutte le medaglie valgono allo stesso modo e la Cina deve investire dove il rendimento potenziale è più alto.

Il Progetto 119 segna un cambio di paradigma nello sport cinese. L’obiettivo non è più soltanto partecipare o eccellere in alcune discipline tradizionali, ma costruire una macchina capace di massimizzare il rendimento olimpico. Allenamento scientifico, selezione precoce dei talenti, scuole sportive statali, investimenti mirati e una pressione costante sui risultati diventano i pilastri del sistema. I Giochi di Pechino 2008 rappresentano il primo grande banco di prova: la Cina chiude al primo posto nel medagliere, superando per la prima volta gli Stati Uniti. È la dimostrazione che il modello funziona.

L’ascesa anche negli sport invernali

Negli anni successivi, questa logica viene progressivamente estesa anche agli sport invernali, un terreno storicamente ostile per un Paese privo di una tradizione consolidata sulla neve. Dopo l’assegnazione dei Giochi invernali del 2022, Pechino fissa un obiettivo ambizioso: coinvolgere 300 milioni di cittadini negli sport invernali. Non si tratta solo di formare campioni, ma di creare un intero ecosistema. In pochi anni, in Cina nascono centinaia di stazioni sciistiche, indoor e outdoor, piste di pattinaggio, programmi scolastici dedicati, eventi promozionali per bambini e famiglie.



Fonte

Written By

Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

Related Posts

Impact-Site-Verification: c90fc852-aae7-4b2e-b737-f9de00223cb0