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Chi è Gergely Karácsony, il sindaco di Budapest che sfida l’egemonia ungherese di Orbán

di webmaster | Dic 19, 2025 | Tecnologia


A giugno 2025 centinaia di migliaia di persone sono scese in strada a Budapest per un Pride ufficialmente vietato dal governo. Quella manifestazione non è stata solo una dimostrazione a favore dei diritti LGBTQIA+, ma è diventata uno dei più visibili atti di dissenso politico degli ultimi anni in Ungheria. A renderla possibile è stato il sindaco della capitale, Gergely Karácsony, che ha scelto di autorizzarla comunque, assumendosi in prima persona il rischio politico e legale dello scontro con il governo guidato da Viktor Orbán.

A distanza di mesi, quella scelta potrebbe costargli un processo penale. Ma il Pride è solo l’ultimo capitolo di una traiettoria politica che da anni fa di Karácsony una delle figure istituzionali maggiormente in conflitto con l’impianto illiberale costruito da Orbán dal 2010 in poi. Karácsony ha definito l’inchiesta a suo carico “assurda” e politicamente motivata. In un video pubblicato sui social, ha dichiarato di essere pronto ad affrontare un processo “per difendere la libertà della mia città”, aggiungendo che “in un sistema in cui la legge protegge il potere invece delle persone, questo era inevitabile”.

L’ascesa di Gergely Karácsony

Dalla provincia alla capitale

Gergely Karácsony nasce nel 1975 a Fehérgyarmat, nell’est dell’Ungheria, e cresce nel piccolo villaggio di Nyírtass, nella regione di Szabolcs. I genitori sono entrambi agronomi e rappresentano quella prima generazione di intellettuali formatisi “dal basso” nel tardo socialismo ungherese. Il padre muore in un incidente stradale quando Karácsony è solo un bambino; sarà la madre a crescere lui e i suoi fratelli.

Il legame con l’ambiente e con una cultura ecologica quotidiana – dal compostaggio all’agricoltura senza pesticidi – non nasce come scelta ideologica, ma come pratica familiare. È un elemento che tornerà più avanti, quando Karácsony costruirà il proprio profilo politico come ecologista e progressista.

Dopo il liceo a Debrecen, si trasferisce a Budapest per studiare: prima storia, poi sociologia all’Università Eötvös Loránd (ELTE), dove si laurea nel 2000. La politica, per lui, resta in prima battuta un oggetto di studio più che di militanza: Karácsony lavora come ricercatore e poi direttore della ricerca per Medián, uno dei principali istituti di sondaggi del paese, e insegna per oltre dieci anni sistemi elettorali all’Università Corvinus.

L’ingresso in politica e l’opposizione istituzionale

L’ingresso diretto in politica arriva solo nel 2009, quando viene intercettato dal partito ecologista LMP (Lehet Más a Politika): fino a quel momento non aveva mai avuto una tessera di partito, ma nel 2010 guida la campagna elettorale e, dopo il voto, ne diventa deputato e vicecapogruppo parlamentare.

Il passaggio decisivo avviene però nel 2013, quando lascia LMP e contribuisce a fondare Párbeszéd – Dialogo per l’Ungheria, una formazione verde e progressista grazie alla quale l’anno dopo è eletto sindaco di Zugló, XIV distretto di Budapest, dove sperimenta politiche sociali e strumenti di trasparenza amministrativa che lo portano alla ribalta a livello nazionale. Nel 2019, grazie a una coalizione ampia di forze di opposizione, Karácsony vince le elezioni comunali e diventa sindaco di Budapest, strappando la capitale a Fidesz – il partito di governo – dopo quasi un decennio. Da quel momento la città, come successo in altre parti d’Europa, diventa il principale centro di opposizione istituzionale al governo Orbán.

Budapest come contro-modello politico

Da sindaco, Karácsony lavora per accreditare Budapest come spazio politico alternativo rispetto al governo centrale. Ma non è un caso isolato: negli ultimi anni, in diversi paesi europei, le grandi città e i loro sindaci hanno assunto un ruolo sempre più esplicitamente politico, spesso più progressista e apertamente europeista rispetto ai governi nazionali. In contesti segnati da leadership sovraniste o euroscettiche, le amministrazioni locali sono diventate luoghi di sperimentazione politica e simbolica, capaci di parlare direttamente a Bruxelles e all’opinione pubblica internazionale. Su questa linea, nel dicembre 2019 promuove il Patto delle città libere insieme ai sindaci di Varsavia, Praga e Bratislava, presentando le capitali dell’Europa centrale come roccaforti di europeismo, stato di diritto e pluralismo. Presentando il Patto, Karácsony parlò apertamente di “un’alleanza tra città che non vogliono rinunciare ai valori europei”, sottolineando come le amministrazioni locali possano “difendere lo stato di diritto anche quando i governi nazionali lo mettono in discussione”. Pochi mesi dopo l’elezione ottiene una discreta visibilità internazionale rinominando alcune strade della città, dedicandole alla democrazia di Hong Kong, alla minoranza etnica degli uiguri e all’esiliato Dalai Lama. Una scelta in netta contrapposizione con il progetto del governo centrale di ospitare una sede dell’Università Fudan, simbolo dell’avvicinamento di Orbán alla Cina. Un piccolo gesto urbanistico che diventa una dichiarazione politica esplicita.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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