Nel 1977, dopo aver conosciuto la gallerista d’arte Chiara Zossolo (sua futura moglie), inizia a realizzare falsi d’autore, dimostrando un talento eccezionale nel riprodurre fedelmente opere da poi immettere nel mercato parallelo. Il suo nome fu però legato soprattutto a una delle pagine più sanguinose del terrorismo italiano di quegli anni, il rapimento di Aldo Moro. Periodicamente le Brigate Rosse che avevano rapito il leader della Democrazia Cristiana diramavano dei comunicati per aggiornare sull’evoluzione del rapimento e della trattativa con le autorità: il 18 aprile 1978 uscì il cosiddetto “Comunicato N°7”, che recitava: “Oggi… si conclude il periodo ‘dittatoriale’ della DC che per ben trent’anni ha tristemente dominato con la logica del sopruso. In concomitanza con questa data comunichiamo l’avvenuta esecuzione del presidente della DC Aldo Moro, mediante ‘suicidio’”.
L’accuratezza con cui era stato realizzato il dattiloscritto convinse l’opinione pubblica e depistò persino le forze dell’ordine, anche se si scoprì ben presto che si trattava di un falso. A realizzarlo proprio lui, Tony Chichiarelli, con una macchina da scrivere uscita proprio dal negozio che lui stesso aveva aperto per coprire i propri giri. Non sono ben chiare né le motivazioni né le persone che avrebbero commissionato a Chichiarelli una mossa del genere, di cui lui parlava alla stregua di una burla (le teorie più acclarate parlano appunto di tentativi di depistaggio o per prendere tempo nel corso della concitata vicenda).
Chichiarelli e la rapina del secolo
Chichiarelli fu coinvolto – secondo alcune testimonianze, anche come ideatore vero e proprio – in quella che venne soprannominata la “rapina del secolo”, ovvero il colpo avvenuto tra il 23 e il 24 marzo 1984 alla sede romana della banca americana Brink’s Company, in realtà un deposito valori che faceva capo a una catena bancaria di Michele Sindona, il notorio banchiere criminale molto attivo in quegli anni. A quanto pare la refurtiva si aggirava attorno ai 35 miliardi di lire, anche se lo stesso Chichiarelli avrebbe parlato di oltre 50 miliardi.
La sua cospicua parte la reinvestì in operazioni immobiliari e commercio di stupefacenti, anche se venne ucciso pochi mesi dopo, il 28 settembre 1984, mentre rincasava con la nuova compagna e il figlio appena nato, in circostanze mai del tutto chiarite. C’è chi parla di vendette criminali o regolamenti di conti, ma anche del mancato rispetto di accordi coi servizi segreti legati per esempio a polaroid che ritraevano Moro durante i giorni della prigionia (forse la vera refurtiva cercata durante la rapina alla Brink’s).
La stessa dinamica dell’omicidio è oggetto di ricostruzioni contrastanti, perché venne colpita dapprima la nuova compagna del criminale, forse per un tentativo di intimidazione poi degenerato. La donna sopravvisse, mentre Chichiarelli morì poche ore dopo in ospedale, all’età di 36 anni, portandosi dietro con tutta probabilità alcuni dei segreti più scottanti di quegli anni tumultuosi e mai del tutto chiariti.


