Quello dei Chincha, una civiltà pre-Inca attiva tra circa il 1000 e il 1400 d.C. lungo la costa meridionale del Perù, fu uno dei regni più ricchi e influenti della sua epoca, prima di cadere sotto il dominio degli Inca e in seguito degli spagnoli. Da tempo gli studiosi cercano di capire su quali basi si fondasse quella prosperità e ora un nuovo studio pubblicato su PLoS One sembra finalmente aver trovato una risposta: uno dei fattori determinanti per le fortune dei Chincha potrebbe essere stato il guano degli uccelli marini.
Il mistero del regno di Chincha
“Il guano degli uccelli marini può sembrare insignificante, ma il nostro studio suggerisce che questa risorsa estremamente potente possa aver contribuito in modo rilevante ai cambiamenti sociopolitici ed economici delle Ande peruviane”, spiega Jacob Bongers, archeologo digitale all’Università di Sydney e coautore della ricerca. “Il guano ha incrementato in maniera significativa la produzione di mais, e questo surplus agricolo ha svolto un ruolo cruciale nel sostenere l’economia del regno di Chincha, alimentandone i commerci, la ricchezza, la crescita demografica e l’influenza regionale, oltre a plasmare la sua alleanza strategica con l’impero Inca. Nelle antiche culture andine, il fertilizzante era potere”.
Lo scorso novembre Bongers aveva co-firmato uno studio che presentava prove a sostegno dell’ipotesi secondo cui la misteriosa “Fascia delle buche” sul monte Sierpe, nelle Ande, potesse essere un antico mercato. Fotografie aeree degli anni Trenta avevano rivelato per la prima volta la lunga fila di circa 5.200 cavità allineate con precisione, apparentemente organizzate in sezioni regolari e con ogni probabilità realizzate dal regno di Chincha. Nel tempo erano state avanzate diverse ipotesi sulla possibile funzione del sito: una struttura difensiva, un sistema di stoccaggio o di contabilità, oppure un’opera per raccogliere l’acqua o catturare la nebbia a beneficio dei giardini locali. Nessuna di queste ipotesi era però suffragata da prove solide.
Bongers ha così condotto un’analisi microbotanica dei sedimenti prelevati dal sito, combinando questi dati con nuove immagini aeree ad alta risoluzione ottenute tramite droni. Il lavoro ha permesso di individuare tracce di antichi pollini di mais e di canne utilizzate per l’intreccio di cesti, che suggerivano che gli abitanti depositassero nelle cavità piante trasportate in cesti o fasci intrecciati. Bongers ha interpretato questi risultati come un indizio a sostegno dell’ipotesi di un mercato pre-Inca, in cui le persone scambiavano beni locali con le merci di commercianti itineranti.
Un fertilizzante naturale ricco di nutrienti
L’attenzione di Bongers si è quindi concentrata sull’analisi delle firme biochimiche di 35 campioni di mais rinvenuti all’interno di tombe nella regione. Insieme ai suoi collaboratori, l’archeologo ha rilevato livelli di azoto significativamente più elevati rispetto a quelli presenti naturalmente nel suolo, un indizio sul fatto che i Chincha utilizzassero il guano come fertilizzante naturale. Gli escrementi prodotti da specie come il cormorano guanay, il pellicano del Perù e la sula del Perù contengono infatti tutti i nutrienti essenziali per la crescita delle piante: azoto, fosforo e potassio. Tutte e tre queste specie sono abbondanti nelle isole Chincha, che si trovano in un raggio di circa 25 chilometri dal regno.


