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Ciclone Harry, fenomeni estremi come questo vanno raccontati per non “arrivare impreparati ai prossimi”

di webmaster | Gen 22, 2026 | Tecnologia


Negli ultimi giorni il Sud Italia è stato travolto del ciclone extratropicale Harry, che ha portato una perturbazione estrema con venti fortissimi, piogge torrenziali e mareggiate di eccezionale intensità tra Sicilia, Calabria e Sardegna, con l’allerta rossa protrattasi per giorni e disagi su larga scala.

In alcune stazioni meteorologiche delle tre Regioni si son registrati oltre 500 millimetri di pioggia in 72 ore, le onde in prossimità della costa hanno raggiunto i 10 metri di altezza e le raffiche di vento hanno superato i 100 chilometri orari. Le autorità locali e nazionali hanno disposto evacuazioni preventive di centinaia di persone in alcuni Comuni, chiusure di scuole e limitazioni alla mobilità. La conta dei danni è in corso, con oltre mezzo miliardo di euro stimati solo in Sicilia e richieste da parte delle amministrazioni di attivare lo stato di crisi ed emergenza avanzate da più enti regionali.

La tempesta che ha colpito il Mediterraneo

Non è stata una semplice ondata di maltempo. Il ciclone Harry è stato una vera e propria tempesta mediterranea, sviluppatasi in condizioni eccezionali. A spiegarlo è il meteorologo del consorzio LaMMa (laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale) Giulio Betti, che descrive l’origine dell’evento come quella di “un vortice di bassa pressione di origine atlantica che si è isolato sul Mediterraneo occidentale, ha acquisito intensità e potenza e, purtroppo, a causa della presenza di un blocco di alta pressione sia sull’Europa centrale, sia su quella orientale, si è mosso molto lentamente verso est”.

Questo movimento lento ha concentrato tutta l’energia del vortice su un’area relativamente piccola, provocando precipitazioni, venti fortissimi e mareggiate intense. “Non si è trattato di un uragano, né di un simil-uragano, ma di un vortice mediterraneo, come se ne vedono molti soprattutto in inverno nel Meridione. Tuttavia, rispetto ad altri eventi simili, questo è stato eccezionalmente intenso. Per trovare cicloni extratropicali nel Mediterraneo meridionale di questa intensità bisogna risalire a 40–50 anni fa”, sottolinea Betti.

Eppure, qualcosa questa volta è stato diverso. Rispetto ad altri eventi simili, spiega, l’intensità è risultata fuori scala: “Per trovare cicloni extratropicali nel Mediterraneo meridionale di questa intensità bisogna risalire a 40 o 50 anni fa”. Per la Sicilia orientale, in particolare, la memoria storica riporta al 1985 o addirittura al 1972. È per questo che Betti parla di “una potenza inaudita”.

Ciclone Harry Catanzaro

Un’onda enorme si abbatte sulla diga foranea del porto dopo che la tempesta Harry ha colpito la zona costiera di Catanzaro Lido

Anadolu/Getty Images

Un Mediterraneo più caldo e più pericoloso

Oltre all’intensità del vortice, il meteorologo evidenzia il ruolo del clima, a rendere la tempesta così distruttiva non è stato solo il vortice in sé, ma l’ambiente in cui si è sviluppato. Il Mediterraneo, oggi, non è più quello di mezzo secolo fa. Betti lo dice chiaramente: “Il Mediterraneo presenta ancora oggi temperature superficiali dell’acqua ben al di sopra delle medie, e non parliamo solo dei primi centimetri: decine di metri di colonna d’acqua sono ormai più caldi del normale”. Questo ha amplificato gli effetti, trasformando una tempesta già potente in un evento eccezionale.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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