Class Action a Milano: Social Media e Tutela dei Minori Il 14 maggio, il Tribunale delle Imprese di Milano aprirà una storica udienza per la prima class action inibitoria in Europa contro i giganti dei social media Meta (Facebook e…
Class Action a Milano: Social Media e Tutela dei Minori
Il 14 maggio, il Tribunale delle Imprese di Milano aprirà una storica udienza per la prima class action inibitoria in Europa contro i giganti dei social media Meta (Facebook e Instagram) e TikTok. Promossa dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori e dallo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino, l’iniziativa si pone l’obiettivo di garantire una protezione più robusta per i minori nell’ambiente digitale, in un momento in cui le preoccupazioni intorno all’impatto dei social sulla salute mentale giovanile sono sempre più attuali.
Un Divieto Ignorato
Secondo la normativa italiana ed europea, ai minori di 14 anni è vietato iscriversi ai social network, una regola che sembra essere sistematicamente trascurata dalle piattaforme. Attualmente, si stima che circa 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni siano attivi su Meta e TikTok, spesso utilizzando dati falsi o non verificati. Questo problema non riguarda solo i minori, ma ha ripercussioni anche sulle famiglie, rendendo circa 10 milioni di italiani direttamente colpiti da pratiche disattente al rispetto delle normative vigenti. La class action chiede quindi che il Tribunale di Milano ordini a queste piattaforme di implementare sistemi di verifica dell’età, per garantire una protezione efficace e necessaria della salute fisica e mentale dei più giovani.
La Dipendenza da Social: Un Problema Serio
Una delle richieste più innovative dell’azione legale è l’eliminazione dei meccanismi che creano dipendenza sui social media. Meta e TikTok utilizzano algoritmi sofisticati che tracciano non solo il comportamento degli utenti ma anche quanto tempo trascorrono su ciascun contenuto, creando un’esperienza sempre più personalizzata e coinvolgente. Questo approccio si basa sull’attivazione della dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere: ogni notifica, “like” o contenuto interessante alimenta una forma di dipendenza simile a quella generata da sostanze stupefacenti. Tali dinamiche possono danneggiare gravemente i cervelli adolescenti, che sono ancora in fase di sviluppo, portando a problemi di attenzione, controllo degli impulsi e gestione delle emozioni.
L’azione legale richiede anche che il Tribunale imponga l’abbandono dei sistemi di scroll infinito e di profilazione comportamentale, aspetti che contribuiscono a questa catena di dipendenza. Si fa riferimento a una disciplina scientifica nota come “captologia”, che studia come i sistemi informatici possano influenzare le azioni e le decisioni degli utenti in modo subdolo, un aspetto critico nel contesto della protezione dei minori.
Trasparenza sui Rischi: Un Appello Necessario
In un parallelo con settori altri come quello farmaceutico, dove sono richieste informazioni chiare sui rischi dei prodotti, anche le piattaforme social dovrebbero fornire avvertenze dettagliate sui potenziali danni legati al loro utilizzo, in particolare per i più giovani. Secondo il MOIGE, Meta e TikTok non informano adeguatamente gli utenti sui pericoli derivanti dall’uso prolungato delle loro piattaforme, privando così le famiglie della possibilità di fare scelte consapevoli e sicure. Questa class action chiede quindi che venga introdotto un obbligo di trasparenza, simile a quello dei “bugiardini” dei farmaci, per fornire alle famiglie strumenti pratici di consapevolezza.
Conclusione
Se il Tribunale di Milano dovesse accogliere le istanze presentate, potrebbero essere messe in atto importanti misure a tutela dei minori, che potrebbero avere un impatto significativo sulle politiche delle piattaforme social non solo in Italia, ma anche in altri Paesi. L’azione del MOIGE è già vista come un modello da seguire da associazioni di genitori in altri Stati dell’Unione Europea, segno di una crescente consapevolezza e della necessità di regolamentare il digitale in un contesto in continua evoluzione. Le famiglie italiane, così come l’intera società, attendono risposte concrete e misure che possano garantire un ambiente digitale più sicuro per le future generazioni.
