Coca-Cola ha sviluppato, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026, un modello integrato per la distribuzione delle proprie bevande che unisce logistica, innovazione nel packaging e sistemi di raccolta differenziata. Ma c’è una fabbrica, nel nord del Piemonte, lo stabilimento Coca-Cola HBC CircularPET di Gaglianico (Biella), parte di Coca-Cola HBC Italia, che è diventato in pochi anni uno snodo chiave della strategia di sostenibilità del gruppo, assumendo un ruolo centrale nel modello di distribuzione delle bevande per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Un caso industriale che intreccia tecnologia, rigenerazione dei materiali e gestione di eventi complessi su scala nazionale. Wired lo ha visitato in esclusiva.
Da stabilimento dismesso a hub circolare
Il sito di Gaglianico è l’esempio di come un impianto industriale possa cambiare funzione e identità. Nato come fabbrica di imbottigliamento, nel 2022 grazie a un investimento di oltre 30 milioni di euro si è avviata la riconversione in centro di eccellenza per la lavorazione del Pet riciclato ad uso alimentare. Oggi l’impianto ha una capacità produttiva massima di 30.000 tonnellate all’anno di scaglie di plastica post-consumo trasformate in nuovo rPET (Pet riciclato) di qualità food grade, ad esclusione del tappo e dell’etichetta, pronto per tornare a essere bottiglia secondo un modello “bottle to bottle”. Di queste, circa 22.000 tonnellate coprono il fabbisogno di imbottigliamento di Coca-Cola HBC Italia; la capacità in esubero viene ceduta ad altri produttori del gruppo o a stabilimenti terzi.
Il ciclo produttivo di Gaglianico parte dalle cosiddette scaglie (flakes) di Pet non food-grade: bottiglie triturate, lavate a caldo e pre-selezionate dai fornitori. “All’arrivo nello stabilimento, il materiale viene sottoposto a un’ulteriore scrematura tramite una tecnologia laser che legge la fluorescenza di ogni singola particella. Un’impronta digitale unica, indipendente da colore e forma, più precisa dei tradizionali sistemi a infrarossi”, ci spiega Stefano Lorenzon, direttore dello stabilimento. “Questo garantisce l’eliminazione di qualsiasi plastica che non sia Pet, in particolare del Pvc che, se fuso, genera benzene”.



