Come avere mucche che producano meno metano (per combattere il cambiamento climatico)


Il progetto con partecipazione italiana RuminOmics ha dimostrato che la genetica delle vacche determina la composizione dei batteri del rumine, aprendo una nuova via per creare allevamenti più sostenibili per l’ambiente

gas serra
(foto: Getty Images)

Con oltre un miliardo e mezzo di mucche nel mondo, ciascuna delle quali emette in media all’anno tra i 70 e i 120 chili di metano, gli allevamenti sono responsabili del 37% delle emissioni di gas serra in atmosfera. Un problema di sostenibilità ambientale vero, a cui il settore sta cercando di dare risposte. L’ultima novità arriva dal progetto internazionale RuminOmics, che ha analizzato il rumine di un migliaio di bovini concludendone che la genetica svolge un ruolo determinante sulla composizione di batteri in grado di produrre metano. Una scoperta che potrebbe essere sfruttata a vantaggio del pianeta.

Lo studio, condotto da un team internazionale e che ha visto anche la partecipazione italiana del Parco tecnologico padano, ha analizzato i batteri contenuti nel rumine (il primo stomaco dei ruminanti) di oltre mille mucche da latte in quattro Paesi europei. Lo scopo era indagare la composizione batterica e capire quali fattori influenzassero la tipologia e il livello di batteri, in particolare di quelli che producono metano.

Come riferito da John Williams dell’Università di Adelaide (Usa), che ha condotto la ricerca, si sapeva già che le emissioni di metano da parte dei bovini potevano essere ridotte modificando la dieta degli animali, ma “ciò che ora abbiamo dimostrato è che il livello e il tipo di microbi che producono metano nella mucca sono in larga misura controllati dal patrimonio genetico della mucca stessa. Il che significa che potremmo operare una selezione genetica optando per bovini che abbiano meno probabilità di avere livelli di batteri produttori di metano nel proprio rumine”.

Questa strada, secondo i ricercatori, sarebbe più significativa e più stabile rispetto a quella che opera per modificare l’alimentazione degli animali, e potrebbe anche dare ulteriori vantaggi. Gli scienziati, infatti, hanno analizzato, oltre alla produzione di metano, anche la produzione di latte e dai primi dati sembra che a minori emissioni di gas serra corrisponda una maggiore produzione di latte. Non si può ancora dire se sia effettivamente così, ha sottolineato Williams, ma se venisse confermato sarebbe una “situazione win-win”.

In ogni caso, altri studi dovranno essere condotti per verificare quanto una eventuale selezione dei bovini  per basse emissioni di metano comprometta altre caratteristiche, tra cui appunto l’efficienza di produzione di latte, la qualità della carne o la resistenza alle malattie. Molto potrebbe dipendere dalle priorità che si vorranno dare.

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