Come Bibbiano è diventata la capitale della propaganda politica


Le fake news di destra sul caso emiliano ricordano la farsa del Pizzagate negli Usa, ma in peggio: qui da noi la diffamazione distorce una reale vicenda di cronaca

Uno degli striscioni affissi all’esterno delle sezioni locali del Partito democratico

Nel paese dov’è nata Orietta Berti, Cavriago, c’è piazza Lenin. E poco lontano c’è Bibbiano, un comune di 10mila anime in provincia di Reggio Emilia che nelle ultime settimane è diventata la nuova ossessione/spauracchio della destra italiana per uno spiacevole caso che lo riguarda.

Un breve riassunto dei fatti, per chi avesse cominciato a seguire la cosa solo vedendo Mario Giordano impazzire e urlare contro la telecamera come Maradona dopo il gol contro la Grecia a Usa 94: alla fine di giugno un’indagine dei carabinieri di Reggio Emilia avrebbe scoperto una rete illecita nella gestione degli affidi di minori.

Secondo i pubblici ministeri di Reggio Emilia, alcuni psicologi e assistenti sociali avrebbero contraffatto atti e manipolato dei bambini per far emergere situazioni molto gravi di violenze e abusi in famiglia – che in realtà non sarebbero avvenute – così da giustificarne l’affido ad altre famiglie, le quali avrebbero così incassato il contributo economico previsto dalla legge, mentre gli psicologi avrebbero ricevuto un compenso per le sedute di terapia.

Quando è stata data notizia dell’indagine – che ha portato all’arresto di sei persone e a dieci misure cautelari – molti dei suoi aspetti sono rimasti segreti. Allo stesso tempo però giornali e politica si sono scatenati calcando la mano sui pochi elementi che si conoscevano: l’uso (poi smentito) dell’elettroshock sui bambini per manipolarli prima dei colloqui giudiziari; alcune intercettazioni che secondo i pm dimostrerebbero come gli psicologi manipolavano i bambini e – soprattutto – il coinvolgimento del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, del Partito democratico, finito agli arresti domiciliari (in realtà Carletti è coinvolto solo marginalmente: è accusato di falso e di abuso d’ufficio, ossia di aver violato le norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute di terapia con bambini e psicologi).

Partendo da questi tre elementi (bambini vittime + sindaco del Pd + indagine di cui si sa poco) l’estrema destra italiana ha costruito una narrazione ben precisa: il Pd molesta i bambini per farci soldi e adesso vuole mettere a tacere la vicenda con la complicità dei media. Lo stesso Luigi di Maio ha chiamato il Pd “il partito di Bibbiano”; politici pro-governo e influencer di destra hanno ripetutamente invitato indignati a “parlare di Bibbiano” e da settimane in qualsiasi sezione commenti di Facebook, sotto qualsiasi notizia, possiamo leggere qualcuno che chiede di trattare il caso di Bibbiano.

Insomma, intorno alla vicenda emiliana si sta creando pressapoco lo stesso clima di isteria collettiva che c’era qualche anno fa intorno al caso dei due marò. Con la differenza che se dietro al e allora i marò? c’era un semplice tentativo di spostare l’attenzione e il discorso, mentre dietro al parlate un po’ di Bibbiano c’è una vera campagna di diffamazione creata dall’estrema destra, strumentalizzando alcuni elementi di un caso di cronaca.

Il fatto che un sindaco Pd sia marginalmente coinvolto nella vicenda viene ingigantito per far passare il messaggio che a essere coinvolto è tutto il Pd in generale; il fatto che nelle prime notizie sul caso si parlasse dell’uso (ipotizzato) dell’elettroshock, nella propaganda di destra si gonfia facendo diventare Bibbiano un caso di “torture”; il fatto che dell’indagine si sappia poco e quindi se ne parli poco dà luogo a una vulgata secondo cui c’è un complotto in corso per nascondere agli italiani la verità sui bambini di Bibbiano. Così un caso ancora per molti versi oscuro e incerto, in cui la politica gioca un ruolo decisamente marginale, viene trasformato in uno scandalo di proporzioni nazionali: il Pd molesta/tortura i bambini e la stampa amica cerca di insabbiare tutto.

Non c’è da sorprendersi che, messa giù in questi termini pompati e scandalistici, la vicenda sia esplosa diventando il caso nazionale di quest’estate. Non solo i politici e i Mario Giordano indignati, ma anche vip di seconda fascia più o meno nazionalpopolari come Nek, Laura Pausini e Antonella Clerici si sono uniti al coro che chiede di “parlare di Bibbiano”; Alessandro Di Battista, nelle sue nuove vesti di consulente dell’editore Fazi, ha persino annunciato l’uscita di un instant book sul caso (“anche perché abbiamo registrato un silenzio assordate da parte del 90 percento del sistema mediatico nazionale”, ha spiegato in un post su Facebook) per inaugurare la nuova collana di saggistica da lui diretta.

Una vera e propria culture war da alt-right americana, insomma, e non è un caso che il paragone migliore per inquadrare il metodo e capire gli obiettivi dell’estrema destra nel caso Bibbiano sia con il Pizzagate statunitense. Il Pizzagate è quella teoria del complotto, diventata virale nel 2016 in concomitanza con le elezioni americane, secondo cui una pizzeria di Washington Dc chiamata Comet Ping Pong fosse in realtà una copertura per un un giro di traffico di bambini e pedofilia in cui sarebbero stati coinvolti alcuni membri importanti del Partito democratico americano, Hillary Clinton compresa.

In quel caso la teoria era partita dalle email di John Podesta – capo della campagna elettorale di Clinton – pubblicate da WikiLeaks, in cui l’alt-right aveva detto di aver trovato dei riferimenti in codice alla pedofilia. Ovviamente era una bufala, ma nonostante fosse stata smentita in ogni modo si era comunque diffusa grazie a una rete di siti di fake news come NewsPunch e InfoWars e a influencer di estrema destra come Mike Cernovich e Jack Posobiec.

Per il modo in cui si sta diffondendo, la narrazione dell’estrema destra su Bibbiano è molto simile al Pizzagate: la rete di siti bufalari e influencer di estrema destra americani ha il suo equivalente italiano nei vari VoxNews, Primato Nazionale, Francesca Totolo. Con una differenza fondamentale: mentre il Pizzagate è sempre rimasto in quell’ambito lì, la narrazione su Bibbiano ne è uscita quasi subito – arrivando alla politica e a mezzi di informazione con una credibilità ben maggiore di una pagina Facebook complottista. Questo perché siamo nel 2019 e non più nel 2016: quegli ambienti sono diventati mainstream, in Italia sono al governo e la narrazione su Bibbiano gli fa comodo dal punto di vista politico.

L’altra grande differenza tra i due casi è il livello di sofisticatezza ormai raggiunto dall’estrema destra nel creare ad arte le sue culture war. Mentre il Pizzagate alla fine era una teoria goffa – perché completamente inventata, assurda e facilmente smontabile – la narrazione creata su Bibbiano è più difficile da contrastare, perché parte dal distorcere un vero caso di cronaca e i suoi elementi.

In breve: da un certo punto di vista la gente che chiede di parlare di Bibbiano ha ragione, perché effettivamente non si parla tanto di Bibbiano – ma unicamente perché molti aspetti dell’inchiesta non si sanno ancora, essendo coperti da segreto istruttorio. Solo che nella narrazione dell’estrema destra questa cosa viene strumentalizzata nella direzione politica, creando un enorme clima vittimistico giustificato dall’ennesima teoria del complotto montata ad arte.

A prescindere da come finirà l’inchiesta su Bibbiano, il caso Bibbiano dal punto di vista propagandistico lascerà probabilmente il segno nella politica e nella società italiane. Più che di bambini molestati – almeno in questa fase in cui le questioni giudiziarie vanno scritte coi condizionali – si può già parlare di bambini strumentalizzati per un’offensiva politica mai così violenta.

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