Iliad già nel 2023 aveva messo gli occhi su Vodafone (con un’offerta da 10,5 miliardi che fu però rifiutata). Poi l’interesse è virato su Tim ma l’ingresso di Poste nella telco (Tim) di cui è diventato il principale azionista ha di fatto spento ogni “entusiasmo” nonché ridotto al minimo, per non dire a zero, il margine d’azione. Anche perché stando a rumors Tim dovrebbe “inglobare” Poste Mobile (che vanta 5 milioni di clienti, primo operatore nella classifica dei virtuali) e si starebbe già lavorando ai dettagli finanziari. A questo punto il cerchio si stringe e l’unica opzione possibile In Italia resta quella di un’integrazione fra Iliad e WindTre. “In Italia intravediamo margini di M&A tra Iliad e Wind Tre di CK Hutchison – si legge nell’analisi di Ing –. Una fusione tra Tim e Iliad è diventata improbabile, considerato il nuovo azionista (Poste, ndr)”.

E cominciano a spuntare ipotesi anche per quel che riguarda il consolidamento del mercato Fwa (Fixed wireless access): “Riteniamo che abbia senso per gli operatori di telecomunicazioni acquisire il business dell’accesso wireless fisso di Eolo”, si legge ancora nell’analisi di Ing.

Chi compra e chi vende

Secondo Ing però ci sono “buyer” e “seller” ossia attori classificati come acquirenti e altri come venditori: Iliad è nella lista dei buyer mentre Ck Hutchison (la società cinese che ha in pancia WindTre) è in quella dei seller. Dunque sarebbe Iliad ad acquisire WindTre? Stando ai rumors le cose si starebbero mettendo diversamente: le due società avrebbero accelerato sulle trattative (c’è che chi addirittura scommette sull’annuncio del merger già entro il mese di marzo) e l’operazione si starebbe configurando come paritetica ossia una newco fifty-fifty. Non è da sottovalutare però l’aria che tira in Europa nei confronti dei cinesi (nel nuovo Cybersecurity Act Ue c’è una forte stretta sui fornitori considerati “ad alto rischio”, in primis Huawei e Zte di cui le telco dovrebbero dunque “liberarsi” definitivamente) e dunque non è da escludersi che la questione abbia un peso nell’ambito di un’eventuale merger e che l’ago della bilancia penda più a favore dei francesi per le questioni relative alla proprietà e alla governance. Ma siamo alle pure speculazioni. E poi c’è la questione Antitrust: al momento della fusione fra Wind e Tre (nel 2016) fra le condizioni imposte dalla Commissione europea il divieto per la newco WindTre di effettuare acquisizioni “correttive” del mercato per un periodo di 10 anni: dunque prima del 2027 l’operazione tecnicamente non potrebbe andare in porto.

Kkr potrebbe uscire da FiberCop (ma non ora)

E veniamo al mercato della fibra. “Riteniamo bassa la probabilità di una fusione tra Open Fiber e FiberCop, poiché entrambe le società sembrano attualmente seguire strategie operative proprie”, si legge nell’analisi di Ing, posizione peraltro oramai condivisa da buona parte delle società di consulenza e analisi pur se l’auspicio di una fusione fra le due compagnie continua ad essere considerata l’opzione ottimale. Secondo gli analisti di Intermontele difficoltà operative e finanziarie comuni a FiberCop e Open Fiber, unitamente ai bassi tassi di adozione commerciale sulle coperture Ftth – circa il 20% per entrambi gli operatori – dovrebbero indurre gli azionisti di entrambe le società ad accelerare le trattative per la rete unica, che a nostro avviso rappresenta anche una precondizione per una futura quotazione di FiberCop, verosimilmente non prima del 2027”.

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