Come Jim Carrey è diventato l’attore più schierato di Hollywood

Come Jim Carrey è diventato l’attore più schierato di Hollywood


Da Trump al recente scontro su Twitter con Alessandra Mussolini, adesso l’attore è un attivista antifascista: miracoli della disintermediazione politica?

Jim Carrey nel 2017 (foto: Getty Images)

What a time to be alive. Che epoca in cui vivere. È il commento più ricorrente alla vicenda che ha per protagonisti il noto attore americano Jim Carrey e, udite udite, Alessandra Mussolini, europarlamentare del Partito popolare europeo. Farebbe già ridere così, ma è lo svolgimento dello scambio occorso domenica che ha del paradossale. Tutto è iniziato da una vignetta pubblicata su Twitter da Carrey, e dedicata al nonno dell’ex deputato di Alleanza nazionale e Alternativa sociale. Il disegno ritrae il Duce e Claretta Petacci nella posa iconografica a testa in giù associata alla loro morte, da impiccati a piazzale Loreto a Milano.

La didascalia scelta dall’attore hollywoodiano recita così: “Se vi state chiedendo a dove porta il fascismo, chiedetelo a Benito Mussolini e alla sua amante Claretta”.

La replica di Mussolini-nipote, molto attiva sui social, non si è fatta attendere: tra le risposte al tweet dell’attore la politica ha scritto un facilmente traducibile “You’re a bastard”. Le reazioni degli utenti del social network, attirati dall’accostamento inedito, a quel punto sono arrivati come una valanga. A ottenere particolare risalto è stato, tra gli altri, un tweet del responsabile comunicazione di Ernst & Young, Evan O’Connor: “Penso tu stia confondendo Jim Carrey con quell’assassino di tuo nonno”, ha scritto O’Connor, scatenando la replica dell’eurodeputata,“o forse con qualcuno della tua famiglia”. Tra i partecipanti italiani  alla conversazione non è mancato chi ha deriso la Mussolini per il suo inglese piuttosto maccheronico (“do you want applause?”, ha chiesto ironicamente a O’Connor, quando quest’ultimo ha ricordato che suo nonno aveva combattuto per salvare l’Europa dal nonno di lei), mentre lo scambio surreale è stato rilanciato da numerosi siti di news o riviste politiche come Jacobin. Carrey non sembra aver dato importanza al commento di Mussolini, preferendo il silenzio.

Eppure non è la prima volta che Jim Carrey fa scalpore per le sue vignette iper-politicizzate. L’attore – che al picco della sua carriera era arrivato a comparire nel ruolo da protagonista anche in quattro film l’anno, conquistando i botteghini dai primi anni Novanta alla prima metà dei Duemila – da qualche tempo ha scelto una nuova strada, che secondo alcuni ha del bizzarro. La pittura e il disegno sono diventate le sue passioni principali, con una particolare predilezione per le opere che strizzano un occhio all’anti-trumpismo.

Secondo alcuni commentatori, nella svolta esistenziale di Carrey ha avuto un ruolo importante la scomparsa della sua compagna, Cathriona White, trovata morta suicida nel 2015. Da allora le apparizioni di Carrey si sono ridotte notevolmente, e parallelamente è aumentata la sua attività di artista e di commentatore politico.

Uno dei disegni recenti di Jim Carrey (foto: Twitter)

Il presidente degli Stati Uniti è uno dei bersagli preferiti di Carrey, che gli ha dedicato una dozzina di ritratti al vetriolo, che sono stati esposti persino in una galleria d’arte. Su Twitter, Carrey pubblica con cadenza più o meno quotidiana vignette dedicate ai temi dell’attualità: nel pantheon del suo cuore ci sono star progressiste come Whoopi Goldberg o giudici che indagano possibili cospirazioni Trump-Russia, mentre tra i nemici giurati c’è qualsiasi figura pubblica che abbia espresso simpatie per l’inquilino della Casa Bianca e il suo circolo di fedelissimi. Quella per Trump è quasi un’ossessione: è raffigurato come un’asteroide dalle fattezze umane e una svastica sulla fronte, come un malefico Sith oppure come un cagnolino su cui cavalca il dittatore sudcoreano Kim Jong-un, tanto per citare alcuni esempi.

A voler essere un po’ crudeli, il segno estremamente semplicistico di Carrey, il suo tratto a dir poco didascalico ha qualcosa di già visto sulla sponda politica avversa, anche alle nostre latitudini: una specie di Marione o di Ghisberto, ma di sinistra. In effetti, scavando nel passato politico dell’attore si trova anche un’infatuazione per i movimenti NoVax, che gli sono costati il sarcasmo di molti opinionisti quando, nel 2015, lui aveva sposato appieno la causa complottista.

Di certo Carrey non si è mai tirato indietro quando si è trattato di combattere cause progressiste che gli avrebbero potuto alienare molte simpatie a Hollywood tra i colleghi più conservatori. Basti ricordare un celebre sketch televisivo contro la lobby americana delle armi, una parodia di Charlton Heston che fece molto ridere e discutere quasi vent’anni fa.

Forse la definizione più appropriata per il Carrey vignettista è quella di un populista tradizionale, che non va molto per il sottile, e di buon cuore: lo potremmo paragonare allora a Enzo Apicella, semisconosciuto vignettista (e comunista), spentosi a 96 anni nel 2018, e che sembra involontariamente la principale fonte di ispirazione di una celebrità milionaria con cui per il resto, sul piano biografico, sembra aver poco da spartire.

Dopo Pamela Anderson e la sua militanza politica – che di recente l’ha portata anche a entrare nel mirino del ministro Matteo Salvini – un’altra star americana entra nelle nostre sfere socialmediali per un motivo che non siamo soliti associare alla sua figura: forse è troppo presto per eleggere il volto di Ace Ventura e Una settimana da Dio a nuova speranza progressista, ma di certo nel settembre scorso aveva un consiglio per i democratici americani: “Dite ‘Sì’ al socialismo”.

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