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Come l’Europa e il resto del mondo stanno reagendo alla nuova crisi energetica

di webmaster | Apr 2, 2026 | Tecnologia


Quanto diminuirà la nostra dipendenza dall’estero di questo passo? “Le previsioni, se rispettate, si tradurrebbero in 2 miliardi di metri cubi di metano risparmiato all’anno, il che ci porterebbe in cinque anni a dimezzare la nostra dipendenza dal metano importato a scopo termoelettrico”. C’è, però, una postilla significativa, avverte Delfanti: “Agli investimenti in rinnovabili vanno affiancati quelli sulla rete elettrica, come ha insegnato il blackout spagnolo dell’anno scorso e ha chiarito anche il recente rapporto dell’Organizzazione europea dei trasmettitori, l’Entso. Ma in Italia lo stiamo già facendo“.

L’Italia in versione attendista

Per il momento nessun razionamento o restrizione ma un taglio delle accise in vigore fino al 7 aprile. Una misura che potrebbe essere prorogata. Senza, la benzina costerebbe più di due euro al litro: una eventualità che metterebbe a rischio la tenuta di un governo che ha sempre appoggiato le poltiche dell’amministrazione Trump, e che ora sta cercando di smarcarsi dall’ingombrante alleato d’Oltreoceano, come dimostra il divieto di utilizzo della base di Sigonella dei giorni scorsi.

Il caso sloveno

L’Unione europea, come si diceva, non ha preso provvedimenti comuni, lasciando (per il momento) ai singoli membri le decisioni su come fronteggiare la crisi energetica. La Slovenia è stato il primo paese a muoversi introducendo il razionamento del carburante, con un tetto massimo di 50 litri al giorno per i privati.

Cosa si sta facendo nel resto del mondo

L’Europa si è limitata ai consigli senza, per il momento, fare ricorso ad atti legislativi. Altrove si è, invece, già passati alle vie di fatto. Il think tank milanese Ispi ha raccolto le policy messe in campo da alcuni stati. Come detto, il blocco dello Stretto di Hormuz coinvolge principalmente idrocarburi esportati in Asia; ed è per questo che nella regione si sono avuti i primi, significativi interventi, soprattutto nei paesi in cui un aumento della spese energetica andrebbe a gravare in maniera significativa su bilanci già non floridi.

Lo Sri Lanka ha deciso di fermare il paese un giorno alla settimana, il mercoledì, dichiarandolo festivo per scuole, università e uffici pubblici. L’idea è ridurre gli spostamenti, e, dunque, i consumi. Introdotto anche il razionamento della benzina, con tetto massimo di 15 litri a settimana per le auto e 5 per le moto.

Università chiuse, carburante razionato e blackout programmati anche in Bangladesh. Stato di emergenza nazionale nelle Filippine, con sussidi ai trasporti, meno traghetti e settimana lavorativa di quattro giorni nel settore pubblico. Il Myanmar introduce razionamento del carburante monitorato digitalmente e il ricorso alle targhe alterne.

Nonostante l’Egitto sia un produttore di idrocarburi, il governo del Cairo ha risposto alla crisi energetica riducendo l’illuminazione pubblica e imponendo a negozi, ristoranti e caffè di abbassare le saracinesche alle 21. L’esecutivo di Al Sisi ha introdotto, inoltre, un giorno di lavoro da remoto a settimana.

Anche in Australia si corre ai ripari. Gli Stati di Victoria e Tasmania hanno introdotto trasporti pubblici gratuiti per disincentivare l’uso dell’auto, nella speranza di risparmiare carburante.





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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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