Il contributo italiano ed europeo
I quattro astronauti di Artemis II osserveranno la Luna da più lontano rispetto a quanto fecero i loro predecessori di Apollo, che quando non allunarono sorvolarono la superficie selenica a circa 100 chilometri di distanza. A seconda della data di lancio, infatti, Orion passerà sopra la faccia lunare nascosta a una distanza compresa fra i 7mila e i quasi 17mila chilometri. Momenti, di circa 45 minuti, in cui qualsiasi comunicazione con la Terra sarà impedita dal corpo roccioso della Luna. Lungi dal preoccupare, è una prospettiva che ha entusiasmato gli astronauti. Glover, ha dichiarato, sarà ben più attento al panorama: “Potrebbe fornire viste della superficie lunare mai viste prima dall’occhio umano“.
Il pieno funzionamento di Orion e la sopravvivenza dell’equipaggio saranno garantiti dallo European service module (o Esm), uno dei contributi europei più rilevanti alle prossime missioni lunari (almeno fino ad Artemis 5), deputato anche a fornire la spinta necessaria per spingersi oltre il nostro satellite naturale. È un cilindro dotato di quattro pannelli solari dispiegabili, ampi quanto un campo da tennis e capaci di generare circa 11 kW di potenza complessiva. Ha un motore principale, l’AJ10-190, derivato dai motori di manovra dello Space Shuttle, otto motori ausiliari Aerojet R-4D-11 e 24 motori di manovra orientati in direzioni diverse, per dirigere il veicolo e fargli assumere l’assetto corretto. Alla realizzazione dell’Esm hanno contribuito anche l’italiana Thales Alenia Space e la sua comproprietaria, Leonardo: negli stabilimenti torinesi di Thales Alenia Space sono stati progettati e costruiti elementi essenziali come la struttura primaria e secondaria, il sistema di controllo termico con radiatori e quello per la distribuzione di acqua, ossigeno e azoto. Leonardo ha realizzato i pannelli solari e le unità elettroniche per alimentare il modulo. I pannelli fotovoltaici sono stati costruiti a Nerviano, vicino Milano.
Obiettivo: restarci (in una base)
Lungi dall’esserne il traguardo, Artemis II rappresenta un passo cruciale del nuovo programma lunare statunitense. Come già scritto, a differenza delle missioni Apollo, concepite come dimostrazioni di supremazia tecnologico-strategica nel contesto della Guerra Fredda, Artemis ha un obiettivo più ambizioso: stabilire una presenza umana permanente e sostenibile sulla superficie selenica.
A seguito della revisione annunciata pochi giorni fa, adesso il programma prevede la costruzione di una base, di rover avanzati e di sistemi di supporto vitale che permetteranno di rimanere e lavorare sulla Luna per periodi prolungati. Non è un caso che fra i tanti obiettivi scientifici di Artemis 2, molti si focalizzino sulla salute degli astronauti come ARCHeR, Avatar o Immune Biomarkers: forniranno ai ricercatori una visione senza precedenti di come i viaggi nello spazio profondo influenzino il corpo, la mente e il comportamento umano. I risultati aiuteranno a elaborare futuri interventi, protocolli e misure preventive per proteggere al meglio gli astronauti nelle missioni sulla superficie. Artemis II trasporterà anche cinque cubesat di partner internazionali: il Tacheles tedesco esaminerà l’impatto delle condizioni spaziali sui componenti elettrici; l’argentino Atenea indagherà la schermatura dalle radiazioni. Con loro, voleranno anche cubesat coreani e sauditi, tutti destinati all’orbita terrestre alta. La Luna costituirà, infine, un banco di prova per le tecnologie e le procedure che, un giorno, permetteranno all’umanità di raggiungere Marte.


