Con Tnt Village se ne va un pezzo di internet italiano


Un sito, un forum, una comunità e una visione politica. Cos’è stato Tnt Village, la casa dei pirati più celebri del web italiano

Purtroppo su decisione di Di Liberto, non imputabile alla nostra volontà e con estremo rammarico, vi informiamo che il sito e il forum sono chiusi”. Il giorno tanto temuto è infine arrivato: Tnt Village, la piattaforma di condivisione etica che dal 2004 si batte per il diritto universale alla conoscenza, non è più online. Più o meno.

La decisione è arrivata in seguito alla battaglia legale intrapresa da alcuni colossi dell’editoria, – tra i quali figurano Mauri Spagnol, Chiare Lettere, Rai Cinema, Eagle Pictures, Guanda, Garzanti, Longanesi e l’Associazione Italiana Editori – che accusano l’associazione Scambio Etico e il suo responsabile Luigi Di Liberto di aver diffuso illegalmente contenuti protetti da diritto d’autore.

Non è la prima volta che Tnt Village e il suo fondatore finiscono nel mirino della giustizia e in oltre 15 anni di attività il sito ha collezionato multe per oltre 2mila euro complessivi. Questa volta, tuttavia, la situazione appare decisamente più seria e Di Liberto rischia fino a 4 anni di carcere.

Cos’è Tnt Village

L’avventura di Tnt Village parte nel lontano 2004, in quella che potremmo definire un’altra era di internet. Il suo fondatore è Luigi Di Liberto, storico esponente radicale di osservanza pannelliana, fautore di molteplici battaglie nel campo dell’antiproibizionismo. La creatura forgiata da Di Liberto si presenta all’apparenza come un motore di ricerca per file in condivisione peer-to-peer, cui è associato un forum aperto all’utenza e al team di moderazione, ma i suoi piedi sono saldamente piantati in una battaglia politica di ben più ampio respiro.

Sono gli anni della prima grande guerra del copyright, dichiarata dalle major di mezzo mondo per tutelare la proprietà intellettuale – e il ritorno economico da essa generato – dalla crescente minaccia di quella che a cavallo tra il ventesimo e ventunesimo secolo iniziò a essere definita pirateria.

A generare il conflitto, come spesso accade nella storia umana, è l’avvento di una nuova tecnologia, il peer-to-peer (o p2p) appunto, che è al tempo stesso un modello di rete informatica e una promessa di trasformazione dei rapporti di produzione in ambito culturale. Contrariamente al modello dominante client/server, in cui le risorse transitano da un enorme computer centrale ai piccoli consumatori finali che ne fanno richiesta, il nuovo modello decentralizza il processo di distribuzione delle risorse online, trasformando ogni singolo computer in un nodo della rete che vale quanto tutti gli altri.

Nel concreto, ciò si traduce nella possibilità, per ogni singolo utente, di dare e ricevere piccoli pezzi di file, che messi insieme vanno a formare un intero film, un brano musicale o un libro digitalizzato. Il simbolo di questa nuova era di internet diventò ben presto Napster, fondato nel 1999 e chiuso due anni più tardi, in seguito a una celebre sentenza che condannò la società americana al risarcimento record di 26 milioni di dollari.

Lo scambio etico

Se la nuova tecnologia evidenziava tutte le difficoltà nel contemperare le esigenze economiche dei produttori di cultura con quelle di libera diffusione dei suoi fruitori, Tnt Village ha fin da subito rappresentato un ideale luogo di raccordo delle due istanze.

Attraverso l’associazione Scambio Etico, dal 2004 Di Liberto si è fatto portavoce di una proposta riformatrice dell’attuale concetto di copyright, contestando la durata del diritto d’autore sulle opere creative – che nella maggior parte dei casi supera oggi la normale durata di un arco vitale umano – e teorizzando il suo decadimento al termine del dodicesimo mese successivo alla pubblicazione dell’opera su supporto fisico.

Attuando un’azione di disobbedienza civile, nella migliore tradizione radicale, il sito Tnt Village era diventato negli anni il punto di riferimento della condivisione di file in lingua italiana per oltre un milione di utenti registrati, fungendo da aggregatore di opere che avevano già sperimentato un intero ciclo commerciale (nel caso di un film, dunque, gli incassi al botteghino e quelli derivati dal primo anno di commercializzazione del dvd o del blu-ray disc).

Non è facile al momento prevedere quale sarà il destino del progetto, ma in un post sulla pagina Facebook di Tnt Village, Di Liberto (che nel frattempo è stato candidato come capolista del Partito Pirata alle elezioni europee dello scorso maggio) ha fatto riferimento a una “pausa” e a un possibile ritorno nel prossimo futuro. L’ultimo messaggio postato sul sito contiene il link a un file dump, attraverso il quale è possibile ricostruire il collegamento a tutte le 180mila opere presenti sulla piattaforma prima della chiusura. L’ultimo arrembaggio dei pirati più celebri del web italiano, o forse solo l’ennesimo arrivederci.

 

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