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Contro i detriti spaziali, salgono in orbita i satelliti di legno. Tra applicazioni concrete e utopia

di webmaster | Mar 30, 2026 | Tecnologia


Per quanto possa apparire strano a chi non se ne intende, di satelliti in legno si parla da anni. Alcuni esperimenti recenti, per esempio quelli portati avanti dal Giappone, hanno acceso le speranze degli addetti ai lavori. Tra potenzialità inaspettate e limiti, la riflessione continua. Vediamo in che direzione.

Cosa succede sopra le nostre teste?

Ossido di alluminio nell’atmosfera

Lo spazio non è più un affare per pochi. E i governi, per risparmiare, si rivolgono sempre più ai privati che ne fanno un asset del loro business, per poter lanciare i propri satelliti. Grandi attori che diventano sempre più importanti, creando nuovi mercati pur di generare cassa e inviare in orbita un numero crescente di apparecchi.

Da qui, però, è inevitabile la creazione di un “contro”, di un problema: quello dei detriti. I satelliti a fine vita – spontaneamente o indotti da dispositivi – rientrano nell’atmosfera e si disintegrano, producendo particelle di materiali che possono essere inquinanti.

Ugo Galvanetto è professore ordinario di Costruzioni e strutture aerospaziali all’Università di Padova. L’ateneo veneto vanta un centro di ricerca per le attività spaziali, il Cisas, che studia – tra l’altro – sensori per misurare varie grandezze fisiche, sistemi di propulsione per razzi o satelliti, simulazioni aerodinamiche, telecomunicazioni. Un’esperienza di rilievo e ampiamente riconosciuta.

In termini di detriti prodotti dalla disintegrazione, “il caso più comune”, dice Galvanetto a Wired, “è quello dell’ossido di alluminio, che può essere generato anche da alcuni sistemi propulsivi. Non è sicuro quale effetto possano avere questi detriti sulla chimica dell’atmosfera”, spiega. Per questo, cercando una soluzione, si è arrivati a proporre il legno.

Limiti e possibilità dei satelliti in legno

Ci ha provato il Giappone, con LignoSat, che, rilasciato dalla Stazione spaziale internazionale, ha volato per oltre cento giorni tra il 2024 e il 2025. “Si trattava di un cubesat”, dice Galvanetto, “un cubo di 10 centimetri di lato, realizzato con pannelli di magnolia assemblati con tecniche tradizionali per il legno, rinforzati con un telaio di alluminio”. Il primo volo, afferma il docente, ha fornito informazioni utili al proseguimento della ricerca sull’uso del legno nello spazio e del possibile utilizzo di satelliti che integrano porzioni di legno. Il lancio ha dimostrato che il dispositivo è stato in grado di resistere alle sollecitazioni meccaniche e termiche, oltre che all’esposizione ai raggi cosmici. I test, scrive l’università di Kyoto che ha coordinato il progetto, hanno dimostrato che dopo dieci mesi nello spazio non si sono registrate deformazioni, decomposizione, rotture o altri danni. Né, viene aggiunto, cambiamenti di massa.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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