“Le ripetute richieste di confronto avanzate dall’Associazione non hanno ricevuto riscontro, lasciando fuori dal processo decisionale le imprese chiamate a sostenere il compenso”, dichiara Anitec-Assinform in una nota in cui chiede di “aprire immediatamente un confronto a livello politico per individuare soluzioni più coerenti con l’evoluzione tecnologica, con il quadro normativo europeo e con le esigenze di imprese e consumatori”.
L’Associazione è preoccupata, oltre che dalla questione del cloud storage, anche per l’aumento generalizzato delle tariffe per la copia privata che dovrebbe essere di circa il 20%, “misure che rischiano di tradursi in nuovi costi per cittadini e imprese e di incidere sull’attrattività del mercato italiano per gli operatori tecnologici”.
Aiip e Assintel pronte a fare ricorso
Altrettanto “sconcertate” Aiip (Associazione italiana internet provider) e Assintel (Associazione nazionale delle imprese Ict di Confcommercio) che in una nota congiunta chiedono al ministero l’apertura urgente di un tavolo tecnico e annunciano persino di valutare un ricorso. Il tutto nell’elencare dettagliatamente gli impatti di una misura che di fatto ricalca sostanzialmente il testo originario a dispetto delle criticità sollevate nella fase di consultazione (da luglio a settembre scorso).
Il primo dei rischi messi nero su bianco riguarda la doppia imposizione lungo la filiera: di fatto “chi ha già versato il compenso su supporti e dispositivi di storage rischia di subire un ulteriore prelievo, questa volta mensile e cumulativo, per la mera disponibilità di spazio cloud”.
Riguardo all’applicazione delle tariffe ai servizi cloud B2B “non è riconducibile alla copia privata di opere protette” e dunque sarebbe “indiscriminata” mettendo a rischio lo storage usato da imprese e pubbliche amministrazioni per backup, continuità, operativa, compliance, elaborazione dati e sicurezza. E, ancora, “gli oneri di compliance e rendicontazione sono sproporzionati” e avranno “un impatto particolarmente gravoso per pmi e operatori nazionali”. Per non parlare delle “distorsioni concorrenziali” e del “rischio di penalizzazione degli operatori con sede operativa in Italia, a vantaggio di grandi piattaforme internazionali difficilmente raggiungibili dal meccanismo di controllo e prelievo”.
“Siamo sconcertati: le anticipazioni di agosto vengono confermate senza modifiche sostanziali. Nel momento in cui timidamente si sta parlando di supportare il cloud nazionale ed europeo, nell’ottica della sovranità digitale, il prelievo sul cloud storage rischia di trasformarsi in una doppia imposizione e in un freno agli investimenti digitali italiani”, commenta il presidente di Aiip Giuliano Claudio Peritore. E la presidente di Assintel Paola Generali evidenzia che “colpire indiscriminatamente lo storage cloud significa introdurre un onere parafiscale su un’infrastruttura abilitante per competitività e innovazione. È una misura incoerente con le politiche di digitalizzazione e con la Strategia Cloud, e rischia di aggravare i costi per imprese e professionisti”.


