La differenza tra un impatto a 30 e 50 chilometri orari è però lo stesso che c’è tra la vita e la morte. O, come spiega ancora Colombo, “tra il cadere dal primo o dal terzo piano di un palazzo”. Una persona investita a 50 km/h ha il 10-20% di probabilità di sopravvivere, mentre a 30 km/h questa percentuale sale all’80-90%. Il motivo risiede nell’energia rilasciata dall’impatto, che cresce esponenzialmente con la velocità.
A 30 km/h, inoltre, lo spazio di frenata è meno della metà rispetto ai 50 km/h e il campo visivo del conducente si amplia notevolmente, permettendo di vedere meglio pedoni e ciclisti ai lati della carreggiata.
Sul piano ambientale, la ricerca dimostra anche che una velocità costante e moderata è più efficiente del modello stop and go perché riduce i picchi delle emissioni inquinanti e il rumore, favorendo al contempo la fluidità del traffico.
I risultati di Bologna Città 30
Sono proprio queste evidenze scientifiche a trovare conferma nei dati raccolti a Bologna nei due anni di vita della misura. Il report 2025, da poco pubblicato, documenta risultati inequivocabili. Nel biennio 2024-2025, rispetto ai due anni precedenti, l’iniziativa ha ridotto la mortalità del 43,6% e il numero di incidenti (-709), generando un risparmio per la comunità di quasi 66 milioni di euro.
Un dato particolarmente significativo riguarda gli incidenti mortali avvenuti nel 2025. Ben 9 dei 12 casi sono avvenuti su strade dove restava attivo il limite di 50 km/h, a conferma ulteriore che la velocità rappresenta il fattore determinante nella gravità degli scontri. Lo dimostra anche la riduzione del 22,2% dei feriti gravi. Bologna si muove in controtendenza rispetto alle altre grandi città italiane, dove nello stesso periodo incidenti e feriti sono cresciuti.
Parallelamente si è assistito a una trasformazione della mobilità urbana. Il traffico automobilistico è diminuito del 9% (circa 20.000 veicoli in meno ogni giorno), mentre gli spostamenti in bicicletta sono aumentati del 19% e il bike sharing è raddoppiato (+100,8%). Questo cambio di abitudini ha portato benefici anche all’ambiente, con una riduzione del 24,4% dell’inquinamento da biossido di azoto (NO2).
Contrariamente ai timori diffusi, i dati empirici mostrano che i tempi di percorrenza sono variati in modo trascurabile. L’aumento è stato di soli 54 secondi su un tragitto di 10 km e di 30 secondi su distanze più brevi.
Cosa dimostrano le altre esperienze europee
Bologna non è un caso isolato. In tutta Europa, le città che hanno adottato il limite di 30 km/h registrano risultati simili. Parigi, per esempio, ha visto diminuire del 25% i feriti e del 40% gli incidenti mortali o con feriti gravi. Helsinki ha addirittura raggiunto l’obiettivo di zero pedoni e ciclisti uccisi nell’anno di introduzione della misura, il 2019.


