“Questo livello pone l’Italia in una traiettoria di miglioramento nel confronto europeo – continua Butti –, con la prospettiva di avanzare sensibilmente nelle classifiche continentali entro il 2026. Nonostante la costruzione di questa grande autostrada digitale, molte persone e imprese viaggiano ancora sotto potenziale: dobbiamo vincere la sfida dell’adozione.
“Il primo obiettivo per arrivare alla piena adozione sono le competenze; il secondo è il take-up dei servizi digitali, passando da una logica infrastrutturale a una valorizzazione delle reti come piattaforme per servizi pubblici digitali avanzati”, ha concluso il sottosegretario.
La Broadband map è cosa da esperti
All’atto pratico però la bontà delle intenzioni rischia di non sortire i risultati sperati, per più di un motivo. Il primo e più importante riguarda la tipologia di informazioni che le telco dovranno fornire agli utenti.
Facciamo un esempio pratico: un utente vede in tv una pubblicità su un’offerta Internet molto conveniente lato prezzo e decide di procedere per attivarla. Può procedere attraverso il sito dell’operatore, contattando il call center o recandosi fisicamente presso un punto vendita. Ebbene prima di sottoscrivere il contratto (che sia in modalità online o offline) l’operatore deve mostrare all’utente la Broadband Map di Agcom per metterlo nelle condizioni di visualizzare la tipologia di tecnologia disponibile al civico in questione.
Ed è qui che la situazione si fa ingarbugliata. Tanto per cominciare capirci qualcosa nella mappa di Agcom è praticamente impossibile a meno di non essere degli esperti e ci si sappia orientare fra sigle quali Fttc, Fwa, Ftth. Non solo: sulla mappa viene mostrata la tecnologia disponibile ma non l’operatore che la offre. In sostanza l’utente dovrebbe contattare tutti gli operatori prima di venirne a capo nel caso l’operatore a cui si è rivolto non sia in grado di offrirgli la migliore tecnologia sul mercato. L’Ftth non è disponibile infatti per tutti i civici e per tutti gli operatori.
Siamo sicuri che si punti sempre al meglio?
C’è un’altra questione da non sottovalutare. Se è vero che prime di attivare un contratto l’operatore deve fornire all’utente tutte le informazioni e le spiegazioni del caso e dando dunque per scontato che l’utente sia messo nelle condizioni di fare la scelta “migliore” , all’atto pratico cosa succede? A voler fare gli avvocati del diavolo, siamo sicuri che gli operatori suggeriscano a potenziali nuovi clienti di valutare offerte alternative, magari più costose, con il rischio di perderli? E, ancor peggio, siamo sicuri che gli operatori dichiarino ai potenziali clienti di non aver nel proprio listino la migliore tecnologia disponibile sul mercato invitandoli quindi a valutare offerte dei competitor?
E poi c’è da fare i conti con le tasche degli operatori: è necessario formare adeguatamente gli addetti ai call center e quelli dei punti vendita affinché il processo vada a buon fine. Extra costi vuol dire extra procedure. In totale contraddizione con la via delle semplificazioni. Vero è che bisogna spingere in direzione della fibra. Stando a uno studio di Deloitte ogni euro investito in fibra ne genera 4,4 di contributo al prodotto interno lordo (pil).


