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Cosa c’è nella “madre di tutti gli accordi commerciali” tra Europa e India, con un occhio a AI, semiconduttori e clima

di webmaster | Gen 28, 2026 | Tecnologia


Ci sono voluti vent’anni, tra avvicinamenti e allontanamenti. Oggi le chiameremmo pause di riflessione. Insomma, dopo molta fatica, l’intesa siglata il 27 gennaio 2026 tra India e Unione europea è stata definita dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la madre di tutti gli accordi commerciali (“Mother of all trade deals“).

Il patto, annunciato durante la 16esima edizione dell’India-EU Summit, non rappresenta soltanto un taglio dei dazi, ma una svolta strategica che intreccia commercio, tecnologia, servizi digitali e intelligenza artificiale che prevede un progetto di cooperazione profonda e duratura.

Cosa prevede la “madre di tutti gli accordi”

Quali opportunità per l’Europa

Dal punto di vista europeo, l’accordo apre un accesso privilegiato al mercato del paese più popoloso del mondo (1,45 miliardi di abitanti, secondo gli ultimi dati). L’Unione europea e l’India commerciano attualmente beni e servizi per oltre 180 miliardi di euro all’anno, ricorda la Commissione. Secondo le stime, l’intesa potrebbe raddoppiare le esportazioni europee verso l’India entro il 2032, eliminando o riducendo le tariffe sul 96,6% dei beni esportati. Nonostante Delhi sia la quarta economia mondiale, le esportazioni europee in India restano relativamente basse, principalmente a causa dei dazi doganali elevati.

L’accordo permetterà quindi il libero scambio tra il blocco dei 27 stati europei e il gigante asiatico, che, insieme, rappresentano quasi il 25% del pil mondiale e un mercato di circa 2 miliardi di persone. Le riduzioni tariffarie dovrebbero consentire un risparmio complessivo di circa 4 miliardi di euro l’anno in dazi sui prodotti europei. Inoltre, l’intesa arriva in un contesto globale segnato da tensioni commerciali con Stati Uniti e Cina, rappresentando un passo cruciale per diversificare le filiere economiche e rafforzare la resilienza strategica di entrambi i blocchi. Non è un caso che nell’accordo siano stati inseriti settori ad alta intensità di manodopera in India come l’allevamento di gamberetti, il tessile, le gemme e la gioielleria, particolarmente colpiti dai dazi trumpiani.

I nodi più delicati dei negoziati

Le trattative hanno affrontato nodi critici come l’agricoltura, la protezione dei dati, le regolamentazioni industriali e le norme sulla sostenibilità, incluso il Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism) europeo – ovvero il meccanismo di adeguamento della CO2 alle frontiere attraverso il quale si punta tassare i prodotti importati da paesi che non hanno regole uguali o migliori di quelle europee in materia di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra –, percepito con diffidenza dal governo indiano.

L’accordo raggiunto prevede la riduzione dei dazi su circa il 96,6% delle merci, aprendo nuovi scenari per l’export europeo. Tra i punti più delicati risolti figurano le auto europee e l’acciaio indiano, mentre i macchinari e le apparecchiature elettriche vedranno i dazi eliminati gradualmente. Per l’India, il grosso del settore agricolo, in particolare quello lattiero-caseario, è stato escluso dall’intesa, ma ci sono state aperture e riduzioni dei dazi su prodotti come olio d’oliva, pasta e vini. I due partner stanno inoltre negoziando un accordo separato sulle Indicazioni Geografiche. Sul Cbam non sono state concesse esenzioni specifiche, ma l’India godrà della stessa flessibilità concessa a qualsiasi altra nazione. L’accordo include anche misure per la mobilità di giovani professionisti e lavoratori stagionali indiani e prevede colloqui per l’inserimento dell’India nel programma di ricerca Horizon Europe dedicato a ricerca e innovazione.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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