Nella serata del 22 febbraio si sono svolti a Londra i Bafta 2026, i premi cinematografici assegnati dalla British Academy of Film and Television Arts, ovvero gli equivalenti britannici degli Oscar. E proprio i vincitori della scorsa serata ci possono dare delle previsioni abbastanza precise, al netto di qualche sorpresa, di quelli che potrebbero essere i film che trionferanno ai prossimi Academy Awards (che si terranno invece il prossimo 16 marzo). Tra le conferme più scontate c’è stata quella di Una battaglia dopo l’altra: la pellicola politico-distopica di Paul Thomas Anderson si è accaparrata ben sei premi tra cui miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale. La strada per gli Oscar sembra spianata, dunque, anche se attenzione: negli ultimi anni solo Nomadland nel 2020 e Oppenheimer l’anno scorso si sono aggiudicati nella categoria miglior film agli Oscar dopo aver vinto lo stesso premio ai Bafta qualche settimana prima.
A sparigliare le carte sono invece le categorie attoriali. Per esempio, il premio al miglior attore protagonista è andato a Robert Aramayo per il film inglese I Swear, incentrato su un uomo con la sindrome di Tourette (lo stesso Aramayo si è fatto sentire durante la serata di premiazione per esternazioni dovute alla sua sindrome, compresa un involontaria N-word, di cui il presentatore Alan Cumming si è dovuto poi scusare sul palco). Questa vittoria ha battuto altri candidati agli Oscar come Leonardo DiCaprio, Ethan Hawke e Michael B. Jordan, ma soprattutto Timothée Chalamet, considerato da tanti come il favorito di questa stagione. C’è da dire che I Swear non è ancora uscito negli Stati Uniti, quindi non sarà un competitor oltreoceano, ma la corsa di Chalamet è in qualche modo rallentata dal fatto che il suo Marty Supreme a questi Bafta 2026 ha conseguito un infausto record negativo: ha ottenuto 0 vittorie su 11 candidature, uno smacco precedentemente eguagliato solo da Donne in amore (1969) e Neverland: Un sogno per la vita (2004).
Anche gli attori non protagonisti hanno ottenuto qualche sorpresa: pur nominato in altri awards, Sean Penn ha vinto il suo primo premio della stagione (e il suo primo Bafta) come attore non protagonista in Una battaglia dopo l’altra, mentre anche Wunmi Mosaku ha ottenuto contro ogni aspettativa per il premio come miglior attrice non protagonista. I due hanno battuto una concorrenza del calibro di Benicio Del Toro, Jacob Elordi e soprattutto Stellan Skarsgård (favoritissimo agli Oscar per Sentimental Value, ma assente anche dai SAG Awards della prossima settimana) da una parte, e di Teyana Taylor e Inga Ibsdotter Lilleaas. Discorso a parte per Hamnet: il film, pur molto “inglese” nell’animo, ha vinto solo come miglior film britannico, mentre una vittoria come miglior film in assoluto avrebbe dato qualche speranza in più per un eventuale Oscar; certezza granitica, in questa pellicola, è invece la poderosa interpretazione di Jessie Buckley, vittoriosa ai Bafta 2026 come miglior attrice protagonista, cosa che si ripeterà con quasi assoluta sicurezza anche il prossimo 16 marzo.
E ancora: come già attestato nelle settimane scorse, Frankenstein di Guillermo del Toro non sarà un concorrente forte nelle categorie principali, ma ai Bafta si è imposto in quelle tecniche (miglior trucco, costumi e scenografia), come succederà con grande probabilità anche gli Oscar. Nella categoria del miglior film animato si è imposto invece Zootropolis 2, ma molti pensano che questa vittoria derivi dal fatto che Netflix non è riuscita a far candidare KPop Demon Hunters, che non rispettava i canoni della British Academy soprattutto in termini di permanenza nelle sale. Per quanto riguarda Sinners, qui si è difeso bene con tre premi – tra cui quello di miglior sceneggiatura originale a Ryan Coogler, che potrebbe essere riconfermato anche in America – ma probabilmente non sbaraglierà come il suo record di 14 nomination agli Oscar poteva far pensare. Insomma, molte battaglie – no pun intended – sono ancora aperte.


