Test, test e ancora test
Non si può dire che gli astronauti si siano annoiati in questo viaggio. Ogni giorno, infatti, sono stati protagonisti dei più disparati esperimenti, spesso diventando loro stessi “l’esperimento”. Alcune delle informazioni a cui gli esperti della Nasa tenevano di più, infatti, erano quelle sulla salute dell’equipaggio: in che modo i viaggi spaziali influenzano corpo, mente e comportamento? Così questi Fantastici Quattro hanno raccolto propri campioni biologici, indossato dispositivi di monitoraggio per tracciare movimenti e sonno, testato le attrezzature per l’esercizio fisico, monitorato livelli di anidride carbonica e ossigeno nel sangue, effettuato test acustici. Hanno anche simulato un’emergenza medica, procedure di rianimazione cardiopolmonare incluse, che, in assenza di peso, sono una sfida non indifferente. All’interno della capsula, inoltre, sono stati posizionati sensori per il rilevamento delle radiazioni (i livelli saranno più alti rispetto a quelli a cui si è esposti sulla Stazione spaziale internazionale per via della maggiore distanza dalla Terra), mentre dispositivi “organo su chip” contenenti cellule degli astronauti serviranno a capire come i viaggi nello spazio possono influenzare gli esseri umani a livello cellulare.
Un’ulteriore sfida è lo spazio molto limitato della Orion – tutto, dall’attrezzatura all’equipaggiamento, ai rifornimenti (sì, persino il barattolo di Nutella che svolazzava mentre la missione si apprestava a toccare il punto di massima distanza dalla Terra) è stato progettato e selezionato in funzione delle dimensioni e del peso, perché potesse stare in un ambiente simile a un monolocale -, che potrebbe avere un impatto anche sulla salute psichica degli astronauti e sul lavoro di squadra.
In un’altra simulazione di situazioni di emergenza, poco prima di entrare nella sfera di influenza della Luna, gli astronauti hanno indossato le tute spaziali pressurizzate per ricreare una depressurizzazione rapida della cabina. Lo scopo era di verificare di poter sopravvivere anche per giorni qualora si verificasse una simile eventualità, ma non solo: la pressione interna è stata portata anche a livelli tali da imitare le condizioni di future attività extraveicolari.
Tanti record (da battere)
Il 6 aprile 2026 rimarrà poi una data storica per l’esplorazione spaziale: è stato il giorno del sorvolo (flyby) della Luna e della massima distanza dalla Terra mai raggiunta da esseri umani. Alle 19:56 (ora italiana), Artemis II ha battuto il record di 400.171 chilometri dalla Terra stabilito dalla sfortunata missione Apollo 13 nel 1970, portandosi a circa 406.771 chilometri dal nostro pianeta. Così, Victor Glover è diventato il primo afroamericano a viaggiare nello spazio profondo, Christina Koch la prima donna e Jeremy Hansen il primo canadese. Nel programma Apollo, infatti, tutti gli astronauti erano maschi bianchi statunitensi.


