Nelle ore successive questo dispaccio si è arricchito di ulteriori informazioni. Il 24 gennaio la motonave Star ha soccorso in mare Ramadan Konte, un cittadino della Sierra Leone che si trovava in balia delle onde da circa 24 ore. L’uomo ha raccontato di essere partito con un barchino da Sfax assieme a un’altra cinquantina di persone e di essere l’unico sopravvissuto al naufragio, dove sono morti anche fratello, nipote e cognata.
Il 26 gennaio l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha rilasciato un comunicato stampa dove si parlava del naufragio di diverse imbarcazioni negli ultimi giorni “con informazioni preliminari che suggeriscono che centinaia di persone potrebbero essere disperse in mare o si teme che siano morte. Le condizioni meteorologiche avverse hanno ostacolato significativamente le operazioni di ricerca e soccorso”.
L’Oim ha reso conto di tre decessi segnalati da un’imbarcazione arrivata a Lampedusa, due gemelle e un uomo. Le persone a bordo hanno anche detto di essere partite con un’altra imbarcazione di cui si sono perse le tracce e l’Oim ha infine dato notizia, citando la Guardia costiera italiana, di un altro naufragio al largo di Tobruk, in Libia, con 51 persone coinvolte.
“Mille persone disperse”
Se queste sono le informazioni raccolte da un lato del Mediterraneo – quello di arrivo – anche dai territori di partenza sono arrivate notizie che vanno in direzione di una strage di persone migranti con pochi precedenti.
Refugees in Lybia, un’organizzazione non governativa che include rifugiati, richiedenti asilo e migranti, ha incrociato i dati sulle partenze delle ultime settimane con le testimonianze di familiari e conoscenti delle persone disperse. Secondo l’ong, dal 15 gennaio in poi sarebbero partite diverse imbarcazioni dalle aree localmente chiamate chilometri 19, 21, 25, 27, 30, 31, 33, 35 e 38. Diverse persone che dovevano essere su quelle barche ma che sono state lasciate a terra perché non avevano denaro sufficiente per pagare la traversata hanno denunciato di non avere avuto più notizie di parenti e conoscenti che invece si erano imbarcati.
“Dal chilometro 19 al 21, fonti della comunità parlano di dieci imbarcazioni salpate. Dal chilometro 30, sono partite sette imbarcazioni, dai chilometri 33 e 38 altri sette convogli”, denuncia Refugees in Lybia, che dà conto di un solo arrivo in Italia e di un unico ritorno a Sfax per le condizioni di navigazione difficili.
Il silenzio della politica
L’ong ha denunciato un numero di dispersi, probabilmente decessi, nell’ordine delle mille persone. Una stima confermata il 2 febbraio dall’organizzazione non governativa Mediterranea Saving Humans, secondo cui le numerose partenze nei difficili del ciclone Harry sarebbero state causate da una riduzione dei controlli lungo il litorale costiero da parte delle forze di polizia tunisine, impegnate in una serie di retate nei campi rifugiati situati più verso l’interno.


