[ad_1] Il Covid-19 non è l’unico esempio di zoonosi da studiare e prevenire in questo modo. Vengono dal mondo animale e dal nostro rapporto con gli ecosistemi anche l’ebola, l’aviaria, la rabbia, la febbre Q e la leptospirosi. E queste…
Il Covid-19 non è l’unico esempio di zoonosi da studiare e prevenire in questo modo. Vengono dal mondo animale e dal nostro rapporto con gli ecosistemi anche l’ebola, l’aviaria, la rabbia, la febbre Q e la leptospirosi. E queste sono soltanto le patologie più note, ce ne sono moltissime altre.
One Health, in sostanza, previene, studia e gestisce i cosiddetti “spillover”: i salti che un agente patogeno fa da una specie all’uomo. Può succedere in molti modi diversi, fatto sta che attraverso una serie di eventi ecologici o biologici, un virus o un batterio passa da un ecosistema a infettare degli esseri umani. Questo processo spesso coinvolge un ospite intermedio o condizioni ambientali che favoriscono il contatto tra specie diverse e l’adattamento del patogeno al nuovo ospite. Per questo le pandemie sono una questione di salute pubblica ma anche, allo stesso tempo, di ecologia e protezione ambientale. Attività umane come la deforestazione, il bracconaggio, l’espansione agricola, il commercio di animali vivi e i cambiamenti climatici rendono molto più probabile che uno spillover avvenga. Non rispettare gli ecosistemi, quindi, sconviene anche a noi umani.
Ignorare questi passaggi che avvengono tra attività umane, salute e ambiente vuol dire agire a valle. Lo sforzo di One Health è invece spostare l’attenzione a monte, analizzando i fattori di rischio e intervenendo là dove le probabilità di spillover sono più elevate: monitoraggio delle popolazioni animali, condizioni ecologiche, pratiche agricole e commercio internazionale di animali e loro prodotti. Per farlo One Health si applica su più livelli (locale, nazionale e globale) e coinvolge molte discipline diverse: medicina umana, veterinaria, ecologia, scienze ambientali, ma anche economia, politiche sanitarie e sviluppo sostenibile. L’obiettivo non è solo reagire a crisi sanitarie, ma prevenire l’emergere di nuove malattie e migliorare la capacità di rilevazione precoce, preparazione e risposta.
E come funziona
One Health non è un singolo programma, ma un quadro di lavoro adottato da molte istituzioni che collaborano tra loro. A livello internazionale, l’OMS opera insieme alla Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), all’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) e al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep). Queste quattro istituzioni sono il cosiddetto “Quadripartito” delle organizzazioni internazionali e il loro coordinamento permette di fatto al progetto di funzionare.
