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Da Wired.it :

È impossibile passare del tempo sui social senza vedere quante persone si abbeverano alla fonte di Visegrád 24, un aggregatore di notizie polacco esploso soprattutto su X, l’ex Twitter, e TikTok, con milioni di follower e diventato un attore centrale nell’informazione di guerra. Lo dice uno studio del Center for an Informed Public dell’Università di Washington, che lo ha identificato come l’account più influente nel dibattito su Israele e Palestina, ottenendo nei i primi tre giorni dopo l’attacco sorpresa di Hamas 370 milioni di visualizzazioni su Twitter. Ha superato gli account di alcuni tra i principali mezzi di informazione mondiali, come Cnn, New York Times, Bbc e Reuters che, messi insieme, hanno ottenuto 112 milioni di visualizzazioni.

Un problema, soprattutto per chi condivide i post di Visegrád 24 pensando che si tratti di una fonte neutra. Fin dai suoi esordi ha promosso un etno-nazionalismo violento e caricato a pallettoni da menzogne e commenti incendiari. Tanto per fare qualche esempio, soltanto negli ultimi 12 mesi il sito, postando a getto continuo contenuti non verificati, ha amplificato la narrazione secondo la quale sotto ogni ospedale a Gaza si nasconde una base operativa di Hamas. Ha diffuso la storia, rivelatasi da subito infondata ma ripresa da innumerevoli testate, dei 40 neonati decapitati dal gruppo radicale. Ha chiesto a gran voce lo smantellamento dell’Agenzia delle Nazioni unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente (Unrwa). Ha descritto l’attivista climatica Greta Thunberg come “propagandista di Hamas”.

Visegrád 24 ha condiviso filmati del comico israeliano Yoni Sharon, ritraendolo come un vero palestinese e diffondendo come vere frasi satiriche. La piattaforma ha anche manipolato i video del fotografo palestinese Motaz Azaiza, la più importante voce di Gaza in questi primi 100 giorni, con 18 milioni di follower su varie piattaforme, distorcendo la rappresentazione delle attività israeliane per metterle sotto una luce positiva. L’hasbara, che in ebraico significa “spiegazione”, ossia la politica del governo israeliano che mira a giustificare le azioni dello Stato al mondo, è interpretata da Visegrád 24 nel modo più xenofobo possibile.

Come nasce

Visegrád 24 nasce su Twitter all’inizio del 2020. Da subito promuove principalmente politici polacchi dell’ultradestra e il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Difende l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la sua gestione del Covid e il pugno duro contro il movimento per i diritti civili delle persone afroamericane Black Lives Matter. Un portale decisamente sovranista. Gli ideatori sono molto attenti a rimanere anonimi. “Siamo solo un gruppo di amici interessati al Gruppo di Visegrád [l’alleanza politica tra Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ndr]”, si limitano a dire in un’intervista tre mesi dopo aver registrato l’account. I finanziamenti? Un crowdfunding, poca roba. Difficile da credere, se si pensa che si parla di una dozzina di dipendenti. Quando il profilo è stato bloccato su Facebook nel gennaio 2021, interviene in sua difesa tutta la destra polacca in Parlamento.

E in effetti varie inchieste presto rivelano un contributo, nell’ottobre 2022, di 1,4 milioni di zloty (circa 350mila euro) dal governo ultraconservatore della Polonia, approvato in persona dall’allora primo ministro Mateusz Morawiecki. Alcune figure influenti all’interno emergono nello stesso periodo: Adam Starzynski, un giornalista polacco-svedese, blogger di spicco nel movimento trumpiano dell’Europa orientale Make Europe Great Again, e Stefan Tompson, polacco-sudafricano fervente sostenitore della Brexit, che ha lavorato a lungo su media di proprietà del governo polacco. Solo un “gruppo di amici”, forse, ma con ottime connessioni.

Il boom con la guerra in Ucraina

Durante la guerra in Ucraina Visegrád 24 fa il botto, espandendo la sua presenza sui social sostenendo nei toni più massimalisti possibile l’esercito ucraino contro l’invasione russa, mettendo particolare enfasi sull’opposizione della Polonia e di altri stati Nato dell’Europa orientale alla Russia. Ma anche accelerando con sensazionalismo, notizie inventate di sana pianta e leggende metropolitane contro i russi.





[Fonte Wired.it]