Sull’isola di Golem Grad, nella Macedonia del Nord, sta accadendo qualcosa di davvero macabro. Alcune testuggini femmine, infatti, si gettano (non consapevolmente) dalle scogliere pur di scappare alle aggressioni sessuali degli esemplari maschi. A raccontarlo in un recente studio pubblicato su Ecology Letters, è stato un team di ricercatori coordinato dalla Macedonian Ecological Society, secondo cui il motivo di quello che è stato definito come “suicidio demografico” di questa popolazione di testuggini di Hermann sarebbe un marcato squilibrio nel rapporto tra i due sessi, pari a 1 femmina per 19 maschi, e che potrebbe portare all’estinzione delle femmine entro il 2083.
Perché avviene tutto ciò
Come avviene l’accoppiamento delle testuggini
La testuggine di Hermann (Testudo hermanni), ricordiamo brevemente, è una specie molto diffusa nel Mediterraneo, compresa la nostra penisola, e molto longeva. Il suo rituale di accoppiamento, inoltre, è particolarmente aggressivo, e prevede, infatti, che gli esemplari maschi inseguano, mordano e colpiscano sul carapace le testuggini femmine. Una volta accoppiate, le femmine possono arrivare a conservare lo sperma fino a 4 anni in un organo chiamato spermateca.
Una situazione che mina la sopravvivenza della specie
Sebbene sulla remota isola oggetto del nuovo studio la popolazione di queste testuggini arrivi fino a mille individui, e quindi apparentemente in buona salute, gli autori del nuovo studio si sono accorti che il rapporto tra i due sessi era molto sbilanciato a favore degli esemplari maschi, precisamente di 19 per una sola femmina. Un’elevata densità di popolazione, sebbene possa suggerire prosperità, potrebbe invece innescare il collasso della popolazione stessa, nel caso in cui il rapporto tra i maschi e femmine sia fortemente sbilanciato. “Un rapporto tra i sessi adulti distorto, combinato con elevate densità di popolazione in sistemi di accoppiamento fisicamente coercitivi, potrebbe innescare un vortice di estinzione, indipendentemente da fattori esterni come la predazione o la perdita di habitat”, si legge nello studio.
Uno squilibrio documentato con 16 anni di dati
Questo squilibrio, come documentato in 16 anni di dati, ha infatti portato a un rituale di corteggiamento davvero violento: le tartarughe, come ha raccontato al New York Times il primo autore Dragan Arsovski, “si scontrano, mordono (a volte fino a perdere sangue), montano e infine colpiscono vigorosamente le femmine in fuga con la punta affilata della coda. Tre quarti delle femmine dell’isola presentavano lesioni genitali”. Una pressione e uno stress così elevati da spingere le testuggini femmine alla fuga ed esporle a un maggior rischio di cadute fatali dalle ripide pareti rocciose dell’altopiano in cui vivono. Inoltre, “le femmine molestate sono emaciate, si riproducono meno frequentemente, producono covate più piccole e hanno tassi di sopravvivenza annui inferiori rispetto alle femmine di una popolazione continentale vicina”, scrivono gli autori, i cui modelli demografici “rivelano un evento di estinzione in corso e prevedono che l’ultima femmina dell’isola morirà nel 2083”.

