[ad_1] Non farei un paragone diretto con quel periodo, sebbene molti dei problemi che lo hanno caratterizzato siano simili. Nel periodo speciale le ong non c’erano, arrivano a Cuba alla fine di quel periodo, per questo una lettura comparata in…
Non farei un paragone diretto con quel periodo, sebbene molti dei problemi che lo hanno caratterizzato siano simili. Nel periodo speciale le ong non c’erano, arrivano a Cuba alla fine di quel periodo, per questo una lettura comparata in termini di esigenze umanitarie dell’isola è difficile. La differenza principale, forse, rispetto ad allora, è che negli anni Novanta l’infrastruttura complessiva cubana, dal sistema elettrico, alla sanità, dall’approvvigionamento alimentare alla logistica, reggeva ancora.
Mentre ora la situazione è diversa?
Oggi la mia impressione, dopo tutto ciò che ho potuto osservare, è che stiamo raggiungendo un punto di rottura. Ci troviamo di fronte a una situazione che possiamo definire senza precedenti. Stiamo vivendo un unicum per Cuba, un peggioramento generale delle condizioni iniziato con il Covid-19 e proseguito fino ad oggi.
Inoltre, ad essere cambiata è anche la percezione che gli stessi cubani hanno della loro condizione. Oggi hanno aspettative diverse rispetto a trent’anni fa. E hanno internet: possono confrontare la loro condizione con quella del resto del mondo.
Qualche settimana fa è stata incendiata una sede del Partito comunista nella città di Moròn, nel centro del paese. Il governo ha parlato di vandalismo, ma è raro che le proteste a Cuba vadano oltre i cosiddetti cacerolazos, proteste notturne rumorose ma pacifiche. Crede questo evento, unito alla maggior possibilità che i cubani hanno di confrontarsi con l’esterno, rappresenti una minaccia per il governo di Miguel Díaz-Canel?
Riguardo a Díaz-Canel opererei dei distinguo. Che sia impopolare non è una novità: basta fare un giro su Facebook per vedere che da tempo è oggetto di meme da parte dei cubani, che lo prendono in giro. Ma la questione più seria e interessante è che la personalizzazione del potere che noi e che, soprattutto gli Stati Uniti, operano, a Cuba non funziona. Cuba non è il Venezuela.
La popolarità di Díaz-Canel non coincide con quella del sistema politico cubano nella sua totalità. Così come i suoi sottoposti, Díaz-Canel è parte di una struttura di potere complessa, multistratificata e multigenerazionale.
