Seduto comodamente al caldo di casa mia, ho avuto l’impressione che la squadra svedese avesse violato lo spirito del curling quando ha iniziato a rimproverare i canadesi per il presunto doppio tocco nel bel mezzo della partita, dopo che gli arbitri avevano ignorato i loro reclami. Ma i canadesi hanno fatto altrettanto quando un loro giocatore ha detto volgarmente di infischiarsi della regola e ha insultato gli avversari (nel fine settimana Kennedy ha riconosciuto che “probabilmente avrebbe potuto gestire meglio la situazione“, rifiutandosi però di scusarsi “per aver difeso i miei compagni di squadra e per essermi fatto valere“).
Un dettaglio secondario sfuggito ai più, che peggiora l’intera situazione, è che l’alterco ha coinvolto i third di ciascuna squadra, noti anche come vice-skip. Come nel golf, nel curling ci si aspetta che i giocatori chiamino i propri falli e sono proprio i due vice-skip i responsabili dell’amministrazione del gioco, un compito che comprende trovare un accordo sul punteggio, gestire eventuali discussioni sulle regole e ammettere la sconfitta. La situazione sarebbe stata spiacevole a prescindere dai giocatori coinvolti, ma il fatto che i protagonisti del battibecco siano stati i due atleti incaricati di mantenere la correttezza e la positività della partita è particolarmente imbarazzante per i curler di tutto il mondo.
Come altri sport olimpici semi-sconosciuti, il curling tende ad attirare un gruppo di fan accaniti per circa due settimane ogni quattro anni. Tra un’edizione e l’altra dei giochi invernali, siamo solo noi irriducibili a interessarci di queste cose. E se da una parte ci siamo divertiti a commentare la “controversia” nelle nostre chat di gruppo, dall’altra ci siamo preoccupati per le conseguenze che il caso rischia di avere. Il curling è un rifugio per i dilettanti che amano praticare uno sport competitivo senza le spacconate e i capricci che si vedono in altre discipline. Il ritmo e la cordialità del gioco lo rendono un piacevole momento di relax per gli spettatori delle Olimpiadi una volta ogni quadriennio.
Marc Kennedy è un ottimo giocatore, già medaglia d’oro e tra i migliori di tutti i tempi per il suo paese. Ma la polemica di Milano Cortina è l’unica cosa per cui sarà ricordato, e, purtroppo, anche una delle uniche cose per cui il suo sport sarà ricordato almeno fino al 2030. Ed è un enorme peccato.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.
