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Da Heated Rivalry alla Pride House, a Milano Cortina 2026 i diritti LGBTQIA+ fanno slalom per trovare il giusto spazio

di webmaster | Feb 10, 2026 | Tecnologia


Al di là dei conti da pallottoliere, è evidente che le Olimpiadi siano occasioni imprescindibili per portare avanti il discorso sulla visibilità LGBTQIA+ nello sport a livello globale. Questo a maggior ragione in un periodo in cui non solo i diritti delle minoranze vengono ristretti o messi in pericolo in ogni latitudine del pianeta, ma in cui si assiste anche a un inasprimento del dibattito all’interno delle sedi sportive olimpiche, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione delle persone transgender.

Vivido è ancora il ricordo delle polemiche ignominiose sulla pugile algerina Imane Khelif a Parigi 2024, mentre il cosiddetto trans ban, cioè l’esclusione delle donne transgender dagli sport femminili, è finito tra le priorità della propaganda politica del presidente statunitense Donald Trump.

Proteggere le categorie femminili è una delle riforme chiave che porteremo avanti”, ha dichiarato il 7 febbraio in una conferenza stampa Mark Adams, portavoce della presidente del Comitato olimpico internazionale (Ioc) Kirsty Coventry. Nonostante questo, lo sciatore svedese Elis Lundholm fa la storia a Milano Cortina 2026 come il primo atleta transgender a partecipare a delle Olimpiadi invernali. E, in questa edizione, è anche l’unico.

Quando le emozioni fungono da cassa di risonanza

Non si può ignorare, poi, che questi Giochi invernali abbiano vissuto un afflato di attenzione e curiosità anche sull’onda lunga di un fenomeno mediatico internazionale come Heated Rivalry: la serie canadese (in arrivo in Italia il 13 febbraio su Hbo Max) ha acceso gli animi di tutto il mondo facendoli appassionare alla storia d’amore e di passione tra i professionisti dell’hockey e questo si è tradotto nella moltiplicazione di fan di questo sport.

In giro per le sedi olimpiche si vedono insospettabili indossare casacche tipiche di questa disciplina (soprattutto coi vessilli canadesi, e la stessa quadra di questo paese è stata tra le più osannate durante la parata della Cerimonia inaugurale lo scorso 6 febbraio) e anche i biglietti per le gare sono andati a ruba, nonostante prezzi talvolta non accessibili ai più.

La Pride House, tra dialogo e gesti concreti

Ma al di là delle mode passeggere, rimane molto da fare e il progresso in questo ambito passa soprattutto attraverso il dialogo e le iniziative pragmatiche. A rappresentarle concretamente a questi Giochi è la Pride House, spazio di incontro e confronto, aperto a tutta la città e ospitato a Milano presso il MEET Digital Culture Center in viale Vittorio Veneto. La Pride House, organizzata per la prima volta ai giochi di Vancouver 2010, ricalca il modello delle varie House nazionali ma rappresenta un safe place che accoglie le persone LGBTQIA+ da ogni parte del mondo, ma non solo. Qui ci si ritrova per seguire assieme le gare, ma anche per seguire un fitto palinsesto di incontri, spettacoli, appuntamenti artistici e sociali, tutti inseriti nell’alveo della “olimpiade culturale” di Milano Cortina 2026.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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