Sono le due questioni chiave messe nero su bianco nei due dossier più importanti per il futuro dell’economia europea: il Digital networks Act e il nuovo Cybersecurity Act. Sulle proposte presentate dalla Commissione europea, è in corso l’iter parlamentare per arrivare alle versioni definitive dei regolamenti con il via libera finale del Consiglio, ossia degli stati membri. Ed è qui che la faccenda si fa complessa considerato che bisognerà arrivare a una quadra condivisa.
Nei giorni scorsi a Bruxelles su proposta dell’europarlamentare dell’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) Nicola Zingaretti si sono riuniti a dibattito molti degli italiani che “contano” nell’ambito delle telecomunicazioni, per fare il punto della situazione, confrontarsi e soprattutto evidenziare non tanto i benefici attesi dai due provvedimenti, ma le criticità lungo il cammino. “E si tratta solo del primo di una serie di incontri”, ha annunciato Zingaretti nell’evidenziare che “l’Europa avrebbe bisogno di 800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi per colmare il divario tecnologico con le altre potenze globali” e denunciando che “l’attuale quadro finanziario europeo non va bene, servono più risorse”, ricordando anche il report sulla competitività di Mario Draghi.
Il nodo delle frequenze, gli investimenti al palo
Sul fronte delle frequenze, l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, nel ribadire che la situazione in Europa è “drammatica” ha sottolineato che “la questione delle frequenze va affrontata subito. Le telco, soprattutto quelle quotate, rispondono agli azionisti che vogliono chiarezza sui piani di investimento. Cosa diciamo agli azionisti, di aspettare il 2030? Ci si rende conto o no che le frequenze sono un asset fondamentale per gli operatori di telecomunicazioni?”
“Per sostenere innovazione e investimenti nelle reti mobili europee serve un vero level playing field fra incumbent e challenger. Solo così si può innescare una concorrenza sana, che premia chi innova”, ha detto l’amministratore delegato di Iliad, Benedetto Levi nell’evidenziare che “è fondamentale, pertanto, garantire una distribuzione equa delle frequenze e una gestione armonizzata dello spettro, affinché tutti gli operatori partano dalle stesse condizioni e il mercato resti competitivo”.
Cybersecurity Act, per le telco l’ennesima stangata
Più che sugli impatti del Digital networks Act, è sul Cybersecurity Act che l’amministratore delegato di Fastweb+Vodafone Walter Renna punta il dito: “La cybersecurity e la resilienza delle reti non sono in discussione, le telco lo sanno benissimo, ma la nuova normativa, se dovesse passare così com’è, imporrà investimenti massivi per la sostituzione di apparati che non sono del tutto ammortizzati”.


